Daje A’ Roger!!!

Metti una sera a Roma. Metti un insolito clima freddo e ventoso a fine settembre. Metti che invece, all’interno di un palazzetto, metti il Palalottomatica, ci sia un insolito calore. Non viene da bocchettoni di aria calda né da climatizzatori, e nemmeno dalla calca delle decine di migliaia di persone che lo affollano. Si tratta del calore generato dalla musica, quella più apparentemente semplice ed immediata, eppure ormai fatta di un lungo percorso storico e assurta a genere ‘classico’ con tutta la dignità della ‘vera’ musica classica; metti che stiamo parlando del buon vecchio e sano rock’n'roll, proprio quello che i puristi considerano ancora l’ultimo vero rock creato dagli artisti musicali nel corso delle ultime decadi(e non a torto); il rock ancora ricco di forti contaminazioni blues e fatto di suoni tanto ruvidi, sporchi e aggressivi quanto dolci ed epici. In tempi di dominio e monopolizzazione radiotelevisiva del pop costruito a tavolino ed ammiccante, fatto più di estetica e marketing che di cuore, e soprattutto in un paese decisamente qualunquista e pressappochista nei confrionti dei fenomeni culturali e musicali esteri come il nostro, fa effetto vedere ancora adesso così tante persone e così lontane tra loro sia etnicamente che anagraficamente riunite per il Rock con la R maiuscola.

Metti che però, quella sera del 26 settembre, il rock abbia la Q maiuscola di Queen, riuniti ancora una volta dopo il revival tour del 2005 assieme al loro vecchio amico, grande front man degli storici Free e Bad Company Paul Rodgers, cantante dalla possente voce blues e intrattenitore di notevole caratura. Inutile sprecare parole su paragoni improponibili che nessuno avrebbe l’interesse e l’impudenza di fare. La nuova band così riunita, nonostante i suoi tre componenti principali Rodgers, il leggendario e sempiterno chitarrista dei Queen Brian May e il suo vecchio compagno d’avventura già dai tempi degli Smile(gruppo pre-Queen degli anni ‘60) il batterista Roger Taylor, mettano assiene quasi un ‘Uomo Bicentenario’, funziona alla grande e sembra essere a metà tra la sua gloria storica, quando assieme al bassista John Deacon (ritiratosi da anni dalle scene) e al leggendario frontman e leader della band Freddie Mercury dettavano legge nella musica e nelle classifiche tra gli anni ‘70 ed ‘80, ed nuovo corso fatto soprattutto di buono e godibile rock duro-melodico molto ben costruito e vicino agli stili classici che probabilmente li hanno ispirati negli anni formativi della loro adolescenza. Un parziale ritorno alle radici senza la pretesa inutile di ripetere la magniloquenza e la pomposità molto vicina all’opera e alle grandi armonie multi-vocali che Freddie aveva a suo tempo reso il marchio di fabbrica dei Queen, e che solo con lui avrebbero potuto funzionare ancora.

Passato insomma il tempo delle indecisioni e delle critiche da parte dei fan storici, i nuovi Queen & Paul Rodgers (intestazione che vuole sottolineare che non si tratta della band storica, ma di qualcos’altro) rinascono recentemente con un nuovo disco ‘Cosmos Rocks’ (che non ho ancora ascoltato) ma i cui pezzi selezionati per lo show si sono perfettamente innestati sia con le contaminazioni folk-blues del repertorio di Rodgers sia con gli evergreen dei Queen.

E così, mentre sei in mezzo alla folla a pochissimi metri dal grande palco, con Brian e Paul che a turno ti passano davanti, e senti che hai realizzato un sogno che ritenevi impossibile e che hai coltivato per quattordici anni, metti che proprio in quel momento ti guardi attorno e vedi i papà con i figli adolescenti, i ventenni, quelli della tua età e gente mooolto più grande che balla e canta e batte le mani sui ritornelli anche con più energia di te, e ti senti un pò a casa; ti viene in mente di quando, durante la prima occupazione del liceo, nel 1993, hai cominciato ad ascoltarli, pietrificato dalla voce di Freddie che ora riappare come per magia in audio e video durante la storica ’Bohemian Rhapsody’, e dalla potenza e pulizia degli incredibili e complessi assoli di Brian May,che ora è lì, uguale a se stesso come sempre, con la sua fedele chitarra rossa di tutta una vita e con la capacità di riprodurre quegli assoli che danno l’idea di sentire suonare Paganini con la chitarra elettrica. Metti, insomma, che un cerchio si chiuda; le canzoni, amicizie che sono andate e venute, momenti della tua vita anche dolorosi in cui Loro c’erano a farti da colonna sonora, immagini di gente che canta in coro ballate come ‘Love Of My Life’ senza sbaglaire una sola parola, o che alzano le mani e battono perfettamente a tempo i palmi durante i cori di ‘Radio Ga Ga’ come nel video della canzone, o Roger Taylor che batte tamburi e grancassa dando vita al battimano che introduce ‘We Will Rock You’, o lo stesso Brian che sembra quasi sopraffatto dal calore della gente che canta con lui e spesso appare visibilmente commosso, soprattuttoq uando, complice il megaschermo alle spalle del palco, si ricorda il cantante ed amico scomparso Freddie.

Metti allora, che durante questo momento personalissimo ed ‘intimamente’ condiviso con qualche migliaio di persone, una voce irrompa gioiosa e urlante nel religioso silenzio che accompagna uno stravagante assolo percussivo di Roger Taylor in proscenio, e con tutta la forza e il fiato che ha in gola ti riporti per un secondo ad essere consapevole di trovarti a ‘Roma Capoccia’ col suo pur affettuoso ed incoraggiante ‘Daje A’ Roger!!!!’ (Roger pronunciato con alemeno quattro G).

Metti poi di seguire con gli occhi quella voce e di realizzare che si tratta di una ragazza di non più di una ventina d’anni… Che può saperne una così giovane dei Queen!?… Metti che poi sopraggiunga subito dopo un altro pensiero: Accidenti – pensi tra te e te per quello che i decibel dell’amplificazione possano consentirti di ascoltare anche da te stesso- allora non sono finiti ‘nella naftalina’ né, anche da un pubblico tanto generalista e superficiale come il nostro, sono considerati ‘troppo difficili o distanti’ come gruppo musicale.

Metti che una sera, una ragazzina romana gridi in romanesco al batterista di una delle più leggendarie rock band britanniche di darci sotto con le percussioni, e metti che questo, anzicché infastidirti come avresti potuto pensare, ti faccia sorridere, e ti dia la sensazione che in quel momento privato si possono trovare come ‘ospiti’ tante persone diverse da te che mai avresti pensato di invitare ‘a casa’ in altre circostanze, ma che in quel momento e chissà, forse mai più, ti fanno sentire comunque ‘a casa’.

Metti, inoltre, che tutto questo si possa raccontare con l’eloquenza di immagini anche migliori di tutte queste parole. Metti però che se non fosse stato per la tua compagnia d’avventura, Silvia Farinato, questi scatti preziosi non esisterebbero…Grazie!

 

 

Una Risposta a “Daje A’ Roger!!!”

  1. SILVIA Dice:

    grazie.davvero.

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