MURDER’S SATISFACTION MANAGER-OMICIDA A PROGETTO

FABIO OREFICE  FABIO OREFICE       MURDER’S SATISFACTION MANAGER OMICIDA A PROGETTO        

Lunedì, ore 12 e 32 minuti. Questa maledetta cuffia! Non l’ho mai sentita così pesante, così ovattante! Sembra un boa che passa tra le mie orecchie. Attraverso queste cuffie passa tutta la mia vita ora, come una pistola calda puntata alla tempia! Se tra cinque minuti non riuscirò a vendere al responsabile marketing della ditta Tal De’ Tali  la nuova strepitosa offerta per il risparmio sulla bolletta telefonica aziendale della SimPhonic SRL, il tizio che si è introdotto a casa mia ed ha intercettato la mia postazione telefonica ucciderà mia zia Rovena. Il patto era questo: avevano portato nel mio appartamento mia zia Rovena, mio zio Rodger, i loro figli quindicenni Eve e Robert, la mia ragazza Anna e suo fratello maggiore George, paralitico. Se quella mattina non avessi venduto un’offerta telefonica al minuto, li avrebbero fatti fuori tutti uno per uno. Non sapevo chi fosse la voce al telefono, né come avevano fatto a rintracciare il mio field al lavoro. Sapevo solo che stavo saltando la mia pausa pranzo. Ce la stavo facendo. Con tutto il sudore e la strizza, ce la stavo facendo! La parlantina non mi mancava di certo. Ovvio! Altrimenti la Project People, società ad irresponsabilità illimitata, non mi avrebbe assunto. La Project People, più Project  che People per la verità, si occupava di multiservizi per diverse società. Le società, telefoniche, radiotelevisive, specializzate in informatica od in elettrodomestici, perfino in prodotti surgelati, appaltavano le loro attività promozionali a gruppi di privati. Uno di questi era, appunto, la PP. Tali gruppi, che vantavano origini Australiane o Statunitensi, erano plasmati su presunte teorie di psicomarketing all’americana, per cui il team di lavoro doveva essere come un unico individuo all’inseguimento dell’obiettivo. Che ironia però! Ci voleva una minaccia armata per farmi vendere tante promozioni in così poco tempo. Non l’avrei mai fatto per sette euro lordi all’ora, che scorporati, diventavano neanche cinque al netto! No di certo. Ironia nell’ironia poi! C’è metà della mia famiglia e la mia ragazza in imminente pericolo di vita. Ho una spada di Damocle sul capo eppure… Eppure non vedo l’ora di andare a pranzo! Per un attimo penso che è un’ennesima tattica motivazionale della PP per incentivarci. Più che altro è il rimbombo sordo di uno sparo che mi spacca il timpano destro a persuadermi del contrario. Forse occorre fare un po’ di chiarezza e tornare indietro.

Un anno prima. Io ed Anna stavamo assieme dal liceo. Avevamo tante idee per la testa, su come sarebbe stato il nostro futuro e su cosa avremmo dovuto fare. Le idee ben chiare ce le hai finché non ti scontri quotidianamente coi conti da pagare e con le porte chiuse in faccia. Ti segni alle agenzie del lavoro, pensando ‘bè, sarà temporaneo, mi servirà per mantenermi in attesa di qualcosa di meglio’. L’attesa si allunga di mesi, per lo più ti rendi conto che le aziende assumono se hai già un’esperienza di almeno un anno, e le tue mire calano progressivamente. Ed altrettanto progressivamente si affievolisce il tuo romanticismo e pensi ‘ehi! Non è che ho sempre avuto una stima troppo alta delle mie capacità!?’. E così, se una volta dicevo ‘Ho scritto un progetto interessante che potrebbe aprire le porte ad una nuova multimedialità tra teatro, cinema e musica e davvero non vedo come le porte giuste non possano aprirsi, dato che nessuno c’ha mai pensato prima’ , di recente la cosa più poetica che mi esce di bocca è ‘Meno male! Mi mancano solo otto giorni lavorativi per poter arrivare a chiedere l’indennità di disoccupazione! Penso che festeggerò con un gelato da due euro e cinquanta’. Un giorno passo a fare un colloquio per la JobNow. Insomma, voglio solo iscrivermi, mi dicono che hanno parecchie offerte di lavoro. La stronzetta dietro la scrivania, che ha non meno di due anni rispetto a me, ma se ne sta lì ben istruita a fare la Rotthermayer di stò cazzo, guarda le mie referenze e con un sorriso formale più simile ad una smorfia di dolore mi fa ‘Bè, il suo curriculum è un po’…pparticolare’. Soppesa la parola particolare come se dovesse arrestare un conato di vomito. Avete presente l’ubriacone de I Simpson, Barney? Quando dai rutti gli tremano le labbra creando delle onde continue? Ecco, quel particolare le uscì di bocca tale e quale. Troietta! Quello era ormai il mio secondo lavoro, il Colloquista! Fino a che non sono entrato nella grande famiglia della Project People!

Alla prova di assunzione eravamo un gruppo di circa venti persone. Li guardavo in faccia, con la strisciante paura di vedere riflessa la mia reale condizione di precario disilluso nei loro occhi. Andavano dai venti ai cinquant’anni. C’erano laureati e semi analfabeti. I miei non facevano che ripetermi che l’arte non porta cibo, ed è vero. Quello che loro due, della generazione del posto fisso non sapevano, era che oggi anche il laureato più referenziato non trova un contratto stabile prima di qualche anno e che arrivare ad uno stipendio di mille euro al mese con tanto di optional dei contributi significa prendere un terno al lotto! Dopo venti minuti di attesa e di vuoto chiacchiericcio, entra nella sala una tipa col sorriso spiaccicato in faccia che rasenta l’esaltazione, e si presenta come la responsabile delle risorse umane e della human research. Eh!? Una procacciatrice di lavoratori umani! Questo accende l’immaginazione, sa di fantascienza! Insomma, siamo seduti lì in circolo, ci presentiamo, ben sapendo(almeno io) che già così stanno vagliando le nostre capacità dialogatorie. E così, cercando di fare i brillanti pur di accaparrare un cazzo di lavoro come se credessimo davvero che stare al telefono sia un’ambizione da coltivare a vita( e mi sa che qualcuno davvero lo pensa!) eccoci diventare una sottospecie di comunità di recupero. La Precari Anonimi. Ma la cosa fantastica, testata da chissà che cervelloni per verificare le capacità di team leading nonché di problem solving dei candidati, era la prova di gruppo. Loro, che ad organizzare tutto sto carnevale si sentono fichissimi e molto american way of life, lo sanno benissimo che arriviamo a questi colloqui con le palle debordanti di tanti altri colloqui e lavoretti part time assolutamente privi di interesse. Nonostante ciò, distribuiscono fogli fotocopiati con degli elenchi e ci dicono ‘Bene, una volta designato il leader, scegliete dieci di questi venti oggetti in elenco, e metteteli in ordine di priorità. Tenete presente che la vostra missione di pace vi ha portati nel deserto della Savana, e vi siete persi. I soccorsi non arriveranno prima di tre giorni, e dovete cercare di sopravvivere spostandovi nel frattempo di una ventina di kilometri’. E’ chiaro che sarà fondamentale per vendere contratti telefonici tutto ciò, quando il cliente di turno ci chiederà ‘Senta, ma la sua promozione mi metterà al sicuro in caso di atterraggio di fortuna nel deserto? Sa, essendo noi un’azienda di macchine per cucire…’. E poi, il deserto nella Savana!? E soprattutto: Che cazzo di pace devi portare in una giungla, tra tigri e giraffe forse!? E comunque, ecco cosa è divenuta la mia vita nel giro di un anno. Almeno, fino a quando non ho trovato…

Una settimana prima. Una sera come tante. Finito di cenare, iniziamo entrambi il rito notturno dello sfogliare gli elenchi on line degli annunci di lavoro. Anna sta lavorando da un po’ come commessa in un grande centro commerciale della città. La sua storia si intreccia con la mia. E’ praticamente identica. La sostanziale differenza? Un grado di determinazione e di senso pratico assai più alto del mio. Questo vuol dire che lei ha avuto molta più facilità di me ad adattarsi. Non che si fosse arresa a non mirare alto, no! Solo che sapeva vivere più alla giornata di me. Bisogna ammetterlo. Dopo un po’ di tempo è facile perdere la prospettiva e non conoscere più il limite tra come gli eventi ti condizionano e quanto è invece colpa dell’autocommiserazione. In fondo è un bel diversivo essere sarcastici con tutto ciò che non ci piace. E se finissero le cose che non ci piacciono e sapessimo che tutto può davvero dipendere dalla nostra volontà, allora saremmo in guai seri. Potremmo scoprire che la nostra volontà non è così forte. Bé, meno male che va tutto a puttane allora! Sia chiaro, non parlo in questo modo. Ma il pensiero è forte, e lei lo sa. Lei è il mio pensiero stesso, e sa con che durezza a volte è necessario riportarmi coi piedi per terra. La odio sul momento. La odio soprattutto perché so che ha ragione lei, e non lo accetto. Fingo di essere orgoglioso. Ma orgoglioso è solo un modo auto referenziale per dire infantile. E così le sue parole prendono a schiaffi l’uomo che affoga perché sputi fuori l’acqua e si rialzi. Insomma, siamo lì a scorrere l’elenco, per la verità lei, io sto ancora sciacquando i piatti. E così, mentre seguito a desertificare il Bangladesh con un ultra getto d’acqua, lei richiama divertita la mia attenzione. Eccola qui, la fatidica offerta di lavoro. Non potevo credere che qualcuno l’avesse scritta davvero! Incredibile! La società si chiamava OtherSide Job. E quello che segue ora, è l’incredibile annuncio di lavoro: ‘OtherSide Job, azienda specializzata da dieci anni nel settore ashes to ashes/ dust to dust, ricerca, per ampliamento filiale locale, numero tre figure addette al murder’s satisfaction management. La risorsa si occuperà di door to door elimination, mettendo a frutto capacità relazionali, buone conoscenze dei sistemi stopping lives devices, e soprattutto capacità di problem solving. I candidati ideali posseggono notevoli conoscenze artistico-letterarie, spiccato intuito per la psiche umana, ottima dizione, e notevole e poco soddisfacente esperienza di colloqui e lavoro precario di almeno un anno. Offresi formazione retribuita sull’anatomia umana e le tecniche di identification and disintegration’s costumers, contratto a progetto di prova della durata di un mese più possibilità di proroghe, incentivi per raggiungimento killing-target al di sopra della norma!’. Noi due abbiamo una vasta conoscenza dei termini fichetto radical chique da job manager del nuovo Millennio!  Ma questa! In pratica, dopo averlo letto dieci volte, ci siamo dovuti arrendere alla consapevolezza della prima impressione. Si trattava di un annuncio di lavoro per assassini. Bé, comunque sia, tra una risata e l’altra, io mi ci sono iscritto. Il pomeriggio successivo ricevo una chiamata anonima sul cellulare. Vengo informato da una voce asettica dall’italiano stentato che presto riceverò notizia sul colloquio di selezione. Sembrava la classica segretaria nordeuropea, tipo polacca. Cazzo, sono dappertutto adesso. Una volta stavano ai semafori, sembrava che la miseria li rendesse umili, ed ora… Mi ricordo del call center in cui lavoravo prima. Ce n’era una che lavorava come responsabile di sala. Aveva l’aria da androide stonato, esterrefatto, col culetto all’insù come se se la fosse appena ingroppata una mandria di purosangue imbizzarriti, tanto che pareva le fosse rimasta un po’ di gamba dentro i fianchi. E, a parte questo, era un’autentica stronza spocchiosa! La cosa già mi indispone. Ma più che altro vengo attraversato da un brivido. Penso che forse forse non si tratta tanto di uno scherzo. Poi ci ripenso, e dico a me stesso ‘Nooo!!! Qua finisce che ci metto il pensiero, per quell’annuncio!? Ma non scherzare!’. E così ho proseguito la mia quotidianità tra offerte telefoniche, distributori automatici di caffè annacquato ed acqua acquosa che si mangiano gli spiccioli, gente che a vent’anni si ritrova col volto disperato di chi ha già fatto tutto ed ha anche un po’ di calvizie incipiente, falchi che ti passano attorno per controllare se fai il bravo promoter, e la vita che, col sole e con la pioggia, ti sfugge dalle finestre chiuse. Ho proseguito, fino al turno di mattina di quel lunedì. Il giorno del mio colloquio di lavoro.          

Lunedì, ore 12 e 45. Sono ostaggio di questa minaccia silenziosa dall’inizio del turno, alle nove. Ma è quasi fatta. Sto per staccare, ed a casa sono ancora tutti vivi. Ho venduto a strafottere, mi sa che prenderò l’incentivo più corposo di tutti questo mese. E’ febbraio, ma sudo come fosse luglio. Il rumore degli altri attorno al mio field che continuano a farmi i complimenti passa sottotraccia come la musica distratta di una sala d’aspetto. Non l’ascolto, perché sto entrando dal dottore. In questo caso, il mio dottore al di là della sala d’aspetto è un dentista che sta cavando ad uno ad uno ogni residuo della mia tranquillità, della vita stessa che ho sempre dato per scontata. Una certezza che si distilla via goccia a goccia col mio sudore freddo e che impiastriccia la camicia, il golf, i jeans e perfino le mutande tra i genitali! Sudo anche sulle orecchie, e le cuffie mi bruciano. Ma ormai è andata, ce l’ho fatta. Ho by-passato l’ultima ostica segretaria annoiata che non vuole passarmi il responsabile. Ho nuovamente mentito, convincendo perfino me stesso che l’esposizione dell’offerta richiede solo pochi minuti, quando in realtà lo script che abbiamo a schermo, il copione del nostro destino infausto, è come La Divina Commedia senza linguaggio aulico o figure retoriche: Insomma un cagatone di un quarto d’ora! Incredibile come il terrore non mi faccia mangiare le parole, nonostante siano ormai le stesse da un anno. In fondo, devo solo convincere il tipo a prendere appuntamento col consulente il quale, poi, concluderà la vendita vera e propria. E vai! Si, si! Ma Vieni!!! Chiuso! L’appuntamento è chiuso! Attimi di interminabile silenzio. Poi, dall’altro capo della cuffia, la voce sinistra che stava ascoltando tutto si rivolge a me ‘Congratulazioni! Ha appena superato la prova di selezione. Può lasciare la sua attuale occupazione. Si rechi all’indirizzo che adesso le indico domani notte alle tre in punto. Si ricordi di portare una copia aggiornata del suo curriculum vitae, fotocopie dei documenti, fototessera, libretto di lavoro con fotocopia del numero di matricola, ed un deposito cauzionale di duecento euro in caso di incidente letale. Grazie’. Wow, anche il libretto di lavoro! Allora avrò i contributi!? Cazzo, ora si che si va a pranzo! Deposito cauzionale in caso di incidente letale!?

Il mese di prova a progetto. Non potevo crederci! Dopo tanto spavento, dopo uno scampato dramma in cui ero stato io, per gioco, a ficcare tutti quelli che avevo a cuore a questo mondo, dopo aver messo a repentaglio la vita della mia metà, la persona che amo, lei, anziché sputarmi in un occhio ed andarsene, mi guarda dritta negli occhi e mi dice ‘Fallo. Cazzo, Fallo e Basta! Ti Amo’ .

E meno male che lei è sempre stata l’estensione della mia coscienza. Nell’arco di una vita, intendo quella dell’adulto, le trappole e le buche sono tante e di varia forma, non si finisce mai di scoprire quante! Non c’è mai stato, vi assicuro, un super-io guardiano di istinti ed impulsi più intransigente della mia coscienza. O, per dirla alla Platone, il mio guscio è una biga in balia dei venti. E c’è solo un possente ed imparziale auriga che può guidarla domando i due destrieri, bianco e nero, di eguale forza e fascino ma di segno opposto! E quell’auriga è, appunto, la mia coscienza. Anna riflette anche questo aspetto del mio essere. Che l’artista abbia il dono dell’empatia e sappia mimetizzarsi nella psiche altrui è un fatto. Ma che da questa peculiarità dipenda anche l’inclinazione all’omicidio, proprio non l’avrei mai immaginato! Forse lei lo aveva intuito,e, dato che mi ha sempre spinto a credere in me stesso, aveva deciso di incoraggiarmi a tirare fuori un’altra dote che ancora non sapevo di avere. Forse… O magari, più semplicemente, ne avevamo entrambi le palle piene di tenerci a freno razionalmente di fronte all’arroganza di tutti coloro che per mesi ci hanno presi per il culo promettendo mari e monti e comportandosi come se il loro lavoro fosse la manna scesa dal cielo a benedire noi poveri disgraziati, per cui un tipo di trattamento vale l’altro. Ma, durante il breve addestramento intensivo come Murder’s Satisfaction Manager, ho scoperto come far fronte in modo efficiente a tutto questo.

Poche e semplici regole caratterizzano questo mestiere, che la OtherSide Job non ha fatto altro che rendere professionale e tutelato. Primo, rinuncia definitiva ad ogni forma di lavoro precario. Secondo, mai lasciare in giro tracce della propria presenza, il buon manager sa che il suo è un ruolo di no traces office. Terzo, il mese di prova a progetto, che prevede contributi e copertura sanitaria, si conclude nel momento in cui porti a termine tutte le mission. E le mission sono i tuoi conti insoluti col precariato! La divisa del perfetto MSM, detto in sigla, è così composta: stivaletti gommati ignifughi ed antiscivolo neri; pantalaccio multitasca con cinturone modello elettricista contenente fino a trenta gadgets, ovviamente nero; dolcevita corazzata antiproiettile nera con sul petto la placca grigia col simbolo della società, ossia un teschio con in testa una cuffia col filo; guanti antiscivolo neri dotati di jack adattabili e penna USB estraibili dalle falangi; ed, infine, maschera corazzata anti urto con infrarossi e cuffie con collegamento satellitare, aperta sulla bocca e la mascella con la parte superiore del viso disegnata in rilievo, naturalmente nera…Ops, quasi dimenticavo! Perizoma-conchiglia anticalcio anti urto fatto con lo stesso materiale di maschera e corazza, e che addosso mi fa sembrare una specie di John Holmes! Quando ho avuto il permesso di portarmi la divisa a casa, devo dire che ha stuzzicato non poco la fantasia. Inoltre, ho ritrovato molta della motivazione perduta. Ogni giorno racconto col sorriso della mia giornata, della formazione, e del fatto che ora sento di avere un talento spendibile ed utile! Per non dire del fatto che la preparazione atletica necessaria sta tornendo il mio corpo come mai prima. OtherSide mi ha ridato fiducia. Ed anche la nostra vita intima è rifiorita! Adesso per noi, scopare è diventato in-coming & satisfaction bed office, distinto a sua volta in in-door sotto le coperte, ed out-door sopra. Ora c’è una frasetta, nel momento del pleasure contact, che fa impazzire entrambi ‘Estraiti dal packaging, e massimizza le tue prestazioni! Fai di me un costumer satisfied!’. Perso nell’umido tepore notturno dell’after satisfaction contact, poco prima di entrare sotto la doccia, mi guardo attorno nel muto sonno degli oggetti inanimati, pensando che sto uscendo da un sistema fatto di regole ed obiettivi semplicemente per abbracciarne un altro. Ma credo che l’uomo abbia bisogno di questo. Il talento è nulla senza uno scopo in cui incanalarlo, e poi mi piace, piace ad entrambi. Infatti, non passa molto che riesco a convincere anche Anna a mollare tutto e seguirmi. Mi avrebbe confessato poi quanto quell’esperienza di rapimento e la minaccia armata, il giorno del mio colloquio d’assunzione, le avessero fatto scattare qualcosa di perverso. Vedere in faccia la morte le aveva fatto riconsiderare tutto. Li per lì non sapeva cosa fosse, fino a che, una delle ultime volte che abbiamo fatto in-coming & satisfaction bed office out-door, ha distintamente compreso che quella emozione di brivido non era stata paura o panico, ma un vero e proprio orgasmo…Scusate, intendevo dire interior costumer satisfaction! Nuovi termini e nuove idee lavano via tracce di qualcosa che non c’è più in me, la coscienza? I freni inibitori? La paura? O magari la ragione stessa? Ormai non riusciamo a dire chi dei due abbia tirato in ballo l’altro, chi abbia istigato chi. Nella insensatezza almeno apparente di tutto questo, capisco che ancora una volta io e lei siamo una cosa sola. E ciò mi consola, mi da la cifra che anche stavolta si tratta di una cosa lecita, perfino normale! Ma è ora di cominciare. Si da inizio adesso alle mission, cioè i raid di rappresaglia personale contro il precariato. I superiori della OSJ  sono elastici e lungimiranti. Capiscono al volo che, essendo una coppia ed avendo avuto le stesse esperienze, formeremmo un vero dinamico duo, ed è proprio così che i colleghi ci soprannominano. Fico! Ed è come dinamico duo, che mettiamo a frutto la formazione imparando la tecnica di combattimento più difficile di tutte, quella per cui molti MSM  prima di noi hanno perso la vita: IL CALCIO INTERINALE! Il nome, naturalmente, prende spunto dal lavoro interinale, il cui concetto è quello di appaltare temporaneamente una forza lavoro da un’agenzia per il lavoro ad un dato ufficio o posto di lavoro. Il principio del CALCIO è identico: Un partner comincia a generare la potenza del calcio, ed in salto mortale, viene raggiunto dall’altro partner che si pone davanti a lui raccogliendo e potenziando la forza del calcio, che dunque egli prende temporaneamente in prestito, così da lanciarla sull’obiettivo addirittura triplicata! L’abilità consiste proprio nel prendere in appalto il calcio senza esserne colpito. E’ per tale ragione che tanti non sopravvivono. Io ed Anna invece, siamo dotati di quella che si chiama innata predisposizione interinale! Ora possiamo cominciare.

Raid Numero Uno, Gli Animatori. Appena andati a vivere insieme, io ed Anna avevamo trovato un annuncio di lavoro messo da una società Culturale in cerca di animatori teatrali per ragazzi. Per noi significava avere al primo colpo un lavoro pieno di soddisfazione attinente ai nostri studi. I due gestori del tutto, Gregg e Tedd, uno tarchiato l’altro spilungone, molto atteggiati a cool radical chique intellettualoidi ed un po’ snobbini, sfoggiano un curriculum e delle conoscenze nello spettacolo che sembrano non dappoco. Dopo un po’, riusciamo a venire a capo della verità. Il lavoro con i ragazzi sarebbe dovuto partire massimo entro un mese dalla formazione. Veniamo chiamati all’improvviso con la richiesta di svolgere una breve attività di recalling telefonico per riconfermare i clienti. Ok. Ma telefonata dopo telefonata, scopriamo che molti di loro non ne sanno nulla. Insomma, non ce n’è di lavoro in realtà, e noi due siamo i fessi che gli fanno le telefonate. Non solo, ma quando arriva il momento di fare una esposizione dimostrativa, ossia tipo quelle che si fanno per vendere il Folletto alle casalinghe, avremmo dovuto NOI scarrozzare i due signorini con la MIA macchina per un centinaio di chilometri da una parte all’altra della città e ritorno, senza nemmeno un rimborso benzina. Per non dire di quanto il misero rimborso offerto per un mese di vera e propria vendita telefonica, a fronte di affitto e bollette, fosse appunto MISERO. Quella fu l’ultima goccia. Ma io ho un’idea a questo punto. Perché ucciderli? Ci vuole una strategia diversa, che assuma il significato di un esempio. Ci vuole una sorta di contrappasso simbolico! Snob, falsi, imbroglioni, arroganti, sempre appiccicati l’uno all’altro e pure parecchio uterini. In breve, due rottinculo. Idea: di notte, io ed Anna, il dinamico duo, sgattaioliamo nell’appartamentino terzomondista e in perenne ristrutturazione dove Gregg e Tedd hanno l’ufficio e pure un piede a terre per vivere. Li troviamo infatti nello stesso lettone coperti, come vuole lo stereotipo, con un lenzuolino di raso nero. Li svegliamo con una secchiata d’acqua fredda e, riempiendoli dei peggiori e più irripetibili epiteti, li trasciniamo in bagno. Anna scava furiosa nei mobiletti, rinvenendo poi nell’armadietto dei medicinali la boccetta magica di vasellina che sapevamo di dover trovare da qualche parte li dentro. Quando Tedd lo spilungone tenta di reagire (forse la parte dell’uomo la fa lui di solito) allora io comincio a ruotare su me stesso, e subito Anna salta davanti a me con un doppio carpiato per infliggere al fellone un potente Calcio Interinale! Gregg, atterrito, si blocca. Subito riprendiamo da terra un Tedd col setto nasale sfasciato. E qui comincia la vera mission. Puntando una pistola alla tempia di Gregg, costringiamo Tedd a denudarsi e masturbarsi. Non gli si alza, è troppo terrorizzato. Allora ho un’idea. Costringo anche Gregg a spogliarsi e lo facciamo piegare a novanta gradi reclinandosi come un sacco di patate sul bracciolo di un divano. Per facilitare il compito di Tedd, gli comandiamo di spalmare la vasellina nel buco del culo di Gregg. Ed infatti ora si che gli viene duro! Prima di concludere, Anna scava tra i flaconi finché non trova il mastice. Nessuno dei due riesce a fiatare, ma sono entrambi grondanti di sudore ovunque. Quando noto che la mano scivolosa di Tedd non gli permette di cospargerselo a dovere di colla, comincio a riempirlo di scappellotti dietro la nuca, fino a fargli emettere un grido tipo pecora al macello. Nelle parti basse il mastice brucia da morire, lo so! Guidandolo con la pistola costantemente puntata sulla tempia, mi metto alle spalle di Tedd dicendogli ‘Avanti ora. Non devo spiegarti tutto. Lo sai benissimo da te come si fa no?’. Ed infatti, con tutto il terrore addosso, quel bastardo comincia a farsi largo col sesso turgido e pregno di quella schifezza gialla in mezzo alle chiappe del suo bello. Entrambi soffrono per il bruciore del mastice e le loro grida sembrano arrivare ovunque. Ma non c’è problema. Io ed Anna abbiamo tutta la notte. Gli mettiamo due fazzoletti bagnati in bocca. Lentamente, mentre noi due prendiamo a prestito la loro cucina per farci latte e caffè, i signorini sono incollati l’uno nell’altro. Altra idea. A Tedd tracanniamo con un imbuto almeno quattro litri d’acqua oligominerale, quella che stimola la diuresi. Ne hanno confezioni intere in casa, si vede che ci tengono alla linea. Infatti, non riesco a trovare da nessuna parte Nutella, biscotti, né un cazzo di dolce come si deve. Solo porcate macrobiotiche, e questo non posso tollerarlo! Allora le prendo, le frullo, ci aggiungo pepe, tanto pepe, e le caccio in bocca a Gregg, tutte! Poi, prima di andarcene, gli ficco in gola anche qualche goccia di Guttalax. Ciò che è avvenuto quando la diuresi di Tedd si è scontrata con l’effetto lassativo di Gregg, bé sta scritto nella pagina della cronaca cittadina!

Raid Numero Due, La Responsabile di JobNow. Ve ne ho parlato prima, ricordate? La stronza dell’agenzia per il lavoro che mi ha squadrato il curriculum con la faccia da vomito! Non è stato difficile pedinarla dall’ufficio fino a casa. Abita pure in una zona bene. Sta con i suoi, mi pare. Il sistema di irruzione notturna nell’abitazione è sempre lo stesso. Parlava bene lei, evidentemente messa dietro una scrivania ancora tanto pischelletta da un genitore facoltoso e ben inserito. Il contrappasso viene da se, è perfino troppo facile. Legata ed imbavagliata, io comincio a trasportarla di peso dal giardino verso l’esterno della cancellata, mentre Anna, ottima taccheggiatrice, fruga in camera sua cercando documenti, soldi e fotografie. La portiamo da un nostro collega, un tipo un po’ solitario e poco loquace, appassionato di congegni elettrici. Noi non vogliamo nemmeno sapere come mai lui ha tante conoscenze in materia. Fatto sta che gli portiamo la tipa e lui, in un’oretta, le fa un tale elettroshock da farle completamente scordare chi sia. Mi spiace un po’ perché vedendola in pigiama e con i capelli sciolti è pure carina. Ma la mission è la mission! Verso l’alba i suoi nuovi documenti sono pronti. La scarichiamo su un treno diretto fuori dal paese, con pochi soldi in tasca, i capelli rasati, abiti da barbona, e la memoria fottuta. Mi pare che anche la parlata si sia, come dire, incasinata dopo l’elettroterapia. Adesso si che deve cavarsela da sola!

Raid Numero Tre, La Selezionatrice Di Project People. Come già detto, per la PP c’era stato quel ridicolo colloquio di gruppo, con quell’assurda prova psico attitudinale che consisteva nello scegliere dieci oggetti su venti e metterli in ordine di priorità per sopravvivere nel deserto. Bene. Inutile stare a spiegare troppo nel dettaglio che siamo penetrati nel suo appartamento, e nottetempo l’abbiamo chiusa in un container che è stato caricato già all’alba su una nave diretta in Tanzania. Come avrebbe espresso la signorina le sue capacità di problem solving in mezzo alla giungla tra gli animali selvaggi, gli indigeni e le zecche? A proposito, le avevamo lasciato la borsa con gli stessi oggetti scritti sul foglio del nostro test d’ammissione; una borraccia d’acqua, una pila, una bussola, un taglierino, un kit di pronto soccorso, un fazzoletto di seta, un cocco, una confezione di cibo liofilizzato, un paracadute ed una scatola di fiammiferi. Bisognava essere equi e darle le stesse nostre opportunità. Ma pare non ci abbia fatto granché. Gran parte degli oggetti sono finiti come totem nelle mani di una tribù locale, mentre di lei è stata trovata solo una gamba in bocca ad un ghepardo.

Raid Numero Quattro, Una Questione Personale. Sia chiaro, io quelli della PP li odiavo, e considero gran parte di quelli che ci lavorano dei morti ambulanti. Ma alla fine li dentro ci stavo marcendo anch’io e so cosa vuol dire. Ciò che ha sempre distinto me ed Anna dagli altri MSM è la pietà. Noi infliggiamo dolore e punizioni esemplari, non uccidiamo e basta. Noi ricordiamo ancora bene cosa vuol dire essere precari, non lo vogliamo cancellare. Una politica rivoluzionaria per la nostra azienda, contro la quale però non si può dir nulla, dato che gli obiettivi raggiunti sono sempre alti, oltre gli standard consolidati fino a questo momento! Ed è per queste ragioni che ho convinto l’intero Team ad appoggiare il nostro Dinamico Duo nell’ultimo, strepitoso raid prima della nostra assunzione a tempo indeterminato. Tutti insieme siamo entrati di notte nella sede della Project People, e violando il database, siamo risaliti a tutte le aziende ancora da contattare. Poi, abbiamo stilato un elenco con tanto di orari prestabiliti per chiamare quelle stesse aziende il giorno dopo. A seguito di una ulteriore ricerca, abbiamo scoperto le abitazioni di tutti i principal manager  delle varie ditte in elenco. Ognuno di noi è poi andato a prendere in ostaggio la famiglia di ogni singolo dirigente. Tocco finale, su ogni postazione telefonica della PP abbiamo messo i nomi delle aziende, dei responsabili e gli orari in cui effettuare le chiamate per la vendita, divisi in vari gruppi per ogni singolo operatore. Il mattino successivo è passato alla storia come il record assoluto di contratti chiusi già al telefono, prima ancora di aspettare il contatto personale col consulente. Chissà come mai, tutti quei grandi capitani industriali erano estremamente ansiosi di chiudere le trattative, ed erano tutti così desiderosi di avere le nuove strepitose offerte telefoniche della SimPhonic, come se non ne avessero mai potuto fare a meno! Tutti i manager hanno riabbracciato i propri cari incolumi, e la Project People s’è presa una delle più grosse inculate della sua storia, dovendo pagare gli incentivi più alti mai raggiunti da un call center. Compreso lo stipendio base, le paghe di quel mese sono arrivate a circa tremila euro a persona, nette! E di questi, ben mille pro capite erano piovuti nelle tasche di quei ragazzi solo Quel Giorno! Ed ora i compensi erano diventati così elevati che neppure quegli squali hanno potuto pagare subito. Ma subito, invece, sono arrivati i feroci picchetti degli operatori telefonici, i quali, avendo mobilitato anche i media, hanno strappato all’azienda i tremila a testa più un indennizzo di altri mille, sempre ciascuno ovviamente. Non ne sono certo, ma credo che la PP stia per essere venduta ai russi, che hanno deciso di rilevarla prima che dichiari fallimento. Il mese più incredibile della nostra vita. Penso che ci faranno impiegati dell’anno.

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MURDER’S 

   

Lunedì, ore 12 e 32 minuti. Questa maledetta cuffia! Non l’ho mai sentita così pesante, così ovattante! Sembra un boa che passa tra le mie orecchie. Attraverso queste cuffie passa tutta la mia vita ora, come una pistola calda puntata alla tempia! Se tra cinque minuti non riuscirò a vendere al responsabile marketing della ditta Tal De’ Tali  la nuova strepitosa offerta per il risparmio sulla bolletta telefonica aziendale della SimPhonic SRL, il tizio che si è introdotto a casa mia ed ha intercettato la mia postazione telefonica ucciderà mia zia Rovena. Il patto era questo: avevano portato nel mio appartamento mia zia Rovena, mio zio Rodger, i loro figli quindicenni Eve e Robert, la mia ragazza Anna e suo fratello maggiore George, paralitico. Se quella mattina non avessi venduto un’offerta telefonica al minuto, li avrebbero fatti fuori tutti uno per uno. Non sapevo chi fosse la voce al telefono, né come avevano fatto a rintracciare il mio field al lavoro. Sapevo solo che stavo saltando la mia pausa pranzo. Ce la stavo facendo. Con tutto il sudore e la strizza, ce la stavo facendo! La parlantina non mi mancava di certo. Ovvio! Altrimenti la Project People, società ad irresponsabilità illimitata, non mi avrebbe assunto. La Project People, più Project  che People per la verità, si occupava di multiservizi per diverse società. Le società, telefoniche, radiotelevisive, specializzate in informatica od in elettrodomestici, perfino in prodotti surgelati, appaltavano le loro attività promozionali a gruppi di privati. Uno di questi era, appunto, la PP. Tali gruppi, che vantavano origini Australiane o Statunitensi, erano plasmati su presunte teorie di psicomarketing all’americana, per cui il team di lavoro doveva essere come un unico individuo all’inseguimento dell’obiettivo. Che ironia però! Ci voleva una minaccia armata per farmi vendere tante promozioni in così poco tempo. Non l’avrei mai fatto per sette euro lordi all’ora, che scorporati, diventavano neanche cinque al netto! No di certo. Ironia nell’ironia poi! C’è metà della mia famiglia e la mia ragazza in imminente pericolo di vita. Ho una spada di Damocle sul capo eppure… Eppure non vedo l’ora di andare a pranzo! Per un attimo penso che è un’ennesima tattica motivazionale della PP per incentivarci. Più che altro è il rimbombo sordo di uno sparo che mi spacca il timpano destro a persuadermi del contrario. Forse occorre fare un po’ di chiarezza e tornare indietro.

Un anno prima. Io ed Anna stavamo assieme dal liceo. Avevamo tante idee per la testa, su come sarebbe stato il nostro futuro e su cosa avremmo dovuto fare. Le idee ben chiare ce le hai finché non ti scontri quotidianamente coi conti da pagare e con le porte chiuse in faccia. Ti segni alle agenzie del lavoro, pensando ‘bè, sarà temporaneo, mi servirà per mantenermi in attesa di qualcosa di meglio’. L’attesa si allunga di mesi, per lo più ti rendi conto che le aziende assumono se hai già un’esperienza di almeno un anno, e le tue mire calano progressivamente. Ed altrettanto progressivamente si affievolisce il tuo romanticismo e pensi ‘ehi! Non è che ho sempre avuto una stima troppo alta delle mie capacità!?’. E così, se una volta dicevo ‘Ho scritto un progetto interessante che potrebbe aprire le porte ad una nuova multimedialità tra teatro, cinema e musica e davvero non vedo come le porte giuste non possano aprirsi, dato che nessuno c’ha mai pensato prima’ , di recente la cosa più poetica che mi esce di bocca è ‘Meno male! Mi mancano solo otto giorni lavorativi per poter arrivare a chiedere l’indennità di disoccupazione! Penso che festeggerò con un gelato da due euro e cinquanta’. Un giorno passo a fare un colloquio per la JobNow. Insomma, voglio solo iscrivermi, mi dicono che hanno parecchie offerte di lavoro. La stronzetta dietro la scrivania, che ha non meno di due anni rispetto a me, ma se ne sta lì ben istruita a fare la Rotthermayer di stò cazzo, guarda le mie referenze e con un sorriso formale più simile ad una smorfia di dolore mi fa ‘Bè, il suo curriculum è un po’…pparticolare’. Soppesa la parola particolare come se dovesse arrestare un conato di vomito. Avete presente l’ubriacone de I Simpson, Barney? Quando dai rutti gli tremano le labbra creando delle onde continue? Ecco, quel particolare le uscì di bocca tale e quale. Troietta! Quello era ormai il mio secondo lavoro, il Colloquista! Fino a che non sono entrato nella grande famiglia della Project People!

Alla prova di assunzione eravamo un gruppo di circa venti persone. Li guardavo in faccia, con la strisciante paura di vedere riflessa la mia reale condizione di precario disilluso nei loro occhi. Andavano dai venti ai cinquant’anni. C’erano laureati e semi analfabeti. I miei non facevano che ripetermi che l’arte non porta cibo, ed è vero. Quello che loro due, della generazione del posto fisso non sapevano, era che oggi anche il laureato più referenziato non trova un contratto stabile prima di qualche anno e che arrivare ad uno stipendio di mille euro al mese con tanto di optional dei contributi significa prendere un terno al lotto! Dopo venti minuti di attesa e di vuoto chiacchiericcio, entra nella sala una tipa col sorriso spiaccicato in faccia che rasenta l’esaltazione, e si presenta come la responsabile delle risorse umane e della human research. Eh!? Una procacciatrice di lavoratori umani! Questo accende l’immaginazione, sa di fantascienza! Insomma, siamo seduti lì in circolo, ci presentiamo, ben sapendo(almeno io) che già così stanno vagliando le nostre capacità dialogatorie. E così, cercando di fare i brillanti pur di accaparrare un cazzo di lavoro come se credessimo davvero che stare al telefono sia un’ambizione da coltivare a vita( e mi sa che qualcuno davvero lo pensa!) eccoci diventare una sottospecie di comunità di recupero. La Precari Anonimi. Ma la cosa fantastica, testata da chissà che cervelloni per verificare le capacità di team leading nonché di problem solving dei candidati, era la prova di gruppo. Loro, che ad organizzare tutto sto carnevale si sentono fichissimi e molto american way of life, lo sanno benissimo che arriviamo a questi colloqui con le palle debordanti di tanti altri colloqui e lavoretti part time assolutamente privi di interesse. Nonostante ciò, distribuiscono fogli fotocopiati con degli elenchi e ci dicono ‘Bene, una volta designato il leader, scegliete dieci di questi venti oggetti in elenco, e metteteli in ordine di priorità. Tenete presente che la vostra missione di pace vi ha portati nel deserto della Savana, e vi siete persi. I soccorsi non arriveranno prima di tre giorni, e dovete cercare di sopravvivere spostandovi nel frattempo di una ventina di kilometri’. E’ chiaro che sarà fondamentale per vendere contratti telefonici tutto ciò, quando il cliente di turno ci chiederà ‘Senta, ma la sua promozione mi metterà al sicuro in caso di atterraggio di fortuna nel deserto? Sa, essendo noi un’azienda di macchine per cucire…’. E poi, il deserto nella Savana!? E soprattutto: Che cazzo di pace devi portare in una giungla, tra tigri e giraffe forse!? E comunque, ecco cosa è divenuta la mia vita nel giro di un anno. Almeno, fino a quando non ho trovato…

Una settimana prima. Una sera come tante. Finito di cenare, iniziamo entrambi il rito notturno dello sfogliare gli elenchi on line degli annunci di lavoro. Anna sta lavorando da un po’ come commessa in un grande centro commerciale della città. La sua storia si intreccia con la mia. E’ praticamente identica. La sostanziale differenza? Un grado di determinazione e di senso pratico assai più alto del mio. Questo vuol dire che lei ha avuto molta più facilità di me ad adattarsi. Non che si fosse arresa a non mirare alto, no! Solo che sapeva vivere più alla giornata di me. Bisogna ammetterlo. Dopo un po’ di tempo è facile perdere la prospettiva e non conoscere più il limite tra come gli eventi ti condizionano e quanto è invece colpa dell’autocommiserazione. In fondo è un bel diversivo essere sarcastici con tutto ciò che non ci piace. E se finissero le cose che non ci piacciono e sapessimo che tutto può davvero dipendere dalla nostra volontà, allora saremmo in guai seri. Potremmo scoprire che la nostra volontà non è così forte. Bé, meno male che va tutto a puttane allora! Sia chiaro, non parlo in questo modo. Ma il pensiero è forte, e lei lo sa. Lei è il mio pensiero stesso, e sa con che durezza a volte è necessario riportarmi coi piedi per terra. La odio sul momento. La odio soprattutto perché so che ha ragione lei, e non lo accetto. Fingo di essere orgoglioso. Ma orgoglioso è solo un modo auto referenziale per dire infantile. E così le sue parole prendono a schiaffi l’uomo che affoga perché sputi fuori l’acqua e si rialzi. Insomma, siamo lì a scorrere l’elenco, per la verità lei, io sto ancora sciacquando i piatti. E così, mentre seguito a desertificare il Bangladesh con un ultra getto d’acqua, lei richiama divertita la mia attenzione. Eccola qui, la fatidica offerta di lavoro. Non potevo credere che qualcuno l’avesse scritta davvero! Incredibile! La società si chiamava OtherSide Job. E quello che segue ora, è l’incredibile annuncio di lavoro: ‘OtherSide Job, azienda specializzata da dieci anni nel settore ashes to ashes/ dust to dust, ricerca, per ampliamento filiale locale, numero tre figure addette al murder’s satisfaction management. La risorsa si occuperà di door to door elimination, mettendo a frutto capacità relazionali, buone conoscenze dei sistemi stopping lives devices, e soprattutto capacità di problem solving. I candidati ideali posseggono notevoli conoscenze artistico-letterarie, spiccato intuito per la psiche umana, ottima dizione, e notevole e poco soddisfacente esperienza di colloqui e lavoro precario di almeno un anno. Offresi formazione retribuita sull’anatomia umana e le tecniche di identification and disintegration’s costumers, contratto a progetto di prova della durata di un mese più possibilità di proroghe, incentivi per raggiungimento killing-target al di sopra della norma!’. Noi due abbiamo una vasta conoscenza dei termini fichetto radical chique da job manager del nuovo Millennio!  Ma questa! In pratica, dopo averlo letto dieci volte, ci siamo dovuti arrendere alla consapevolezza della prima impressione. Si trattava di un annuncio di lavoro per assassini. Bé, comunque sia, tra una risata e l’altra, io mi ci sono iscritto. Il pomeriggio successivo ricevo una chiamata anonima sul cellulare. Vengo informato da una voce asettica dall’italiano stentato che presto riceverò notizia sul colloquio di selezione. Sembrava la classica segretaria nordeuropea, tipo polacca. Cazzo, sono dappertutto adesso. Una volta stavano ai semafori, sembrava che la miseria li rendesse umili, ed ora… Mi ricordo del call center in cui lavoravo prima. Ce n’era una che lavorava come responsabile di sala. Aveva l’aria da androide stonato, esterrefatto, col culetto all’insù come se se la fosse appena ingroppata una mandria di purosangue imbizzarriti, tanto che pareva le fosse rimasta un po’ di gamba dentro i fianchi. E, a parte questo, era un’autentica stronza spocchiosa! La cosa già mi indispone. Ma più che altro vengo attraversato da un brivido. Penso che forse forse non si tratta tanto di uno scherzo. Poi ci ripenso, e dico a me stesso ‘Nooo!!! Qua finisce che ci metto il pensiero, per quell’annuncio!? Ma non scherzare!’. E così ho proseguito la mia quotidianità tra offerte telefoniche, distributori automatici di caffè annacquato ed acqua acquosa che si mangiano gli spiccioli, gente che a vent’anni si ritrova col volto disperato di chi ha già fatto tutto ed ha anche un po’ di calvizie incipiente, falchi che ti passano attorno per controllare se fai il bravo promoter, e la vita che, col sole e con la pioggia, ti sfugge dalle finestre chiuse. Ho proseguito, fino al turno di mattina di quel lunedì. Il giorno del mio colloquio di lavoro.          

Lunedì, ore 12 e 45. Sono ostaggio di questa minaccia silenziosa dall’inizio del turno, alle nove. Ma è quasi fatta. Sto per staccare, ed a casa sono ancora tutti vivi. Ho venduto a strafottere, mi sa che prenderò l’incentivo più corposo di tutti questo mese. E’ febbraio, ma sudo come fosse luglio. Il rumore degli altri attorno al mio field che continuano a farmi i complimenti passa sottotraccia come la musica distratta di una sala d’aspetto. Non l’ascolto, perché sto entrando dal dottore. In questo caso, il mio dottore al di là della sala d’aspetto è un dentista che sta cavando ad uno ad uno ogni residuo della mia tranquillità, della vita stessa che ho sempre dato per scontata. Una certezza che si distilla via goccia a goccia col mio sudore freddo e che impiastriccia la camicia, il golf, i jeans e perfino le mutande tra i genitali! Sudo anche sulle orecchie, e le cuffie mi bruciano. Ma ormai è andata, ce l’ho fatta. Ho by-passato l’ultima ostica segretaria annoiata che non vuole passarmi il responsabile. Ho nuovamente mentito, convincendo perfino me stesso che l’esposizione dell’offerta richiede solo pochi minuti, quando in realtà lo script che abbiamo a schermo, il copione del nostro destino infausto, è come La Divina Commedia senza linguaggio aulico o figure retoriche: Insomma un cagatone di un quarto d’ora! Incredibile come il terrore non mi faccia mangiare le parole, nonostante siano ormai le stesse da un anno. In fondo, devo solo convincere il tipo a prendere appuntamento col consulente il quale, poi, concluderà la vendita vera e propria. E vai! Si, si! Ma Vieni!!! Chiuso! L’appuntamento è chiuso! Attimi di interminabile silenzio. Poi, dall’altro capo della cuffia, la voce sinistra che stava ascoltando tutto si rivolge a me ‘Congratulazioni! Ha appena superato la prova di selezione. Può lasciare la sua attuale occupazione. Si rechi all’indirizzo che adesso le indico domani notte alle tre in punto. Si ricordi di portare una copia aggiornata del suo curriculum vitae, fotocopie dei documenti, fototessera, libretto di lavoro con fotocopia del numero di matricola, ed un deposito cauzionale di duecento euro in caso di incidente letale. Grazie’. Wow, anche il libretto di lavoro! Allora avrò i contributi!? Cazzo, ora si che si va a pranzo! Deposito cauzionale in caso di incidente letale!?

Il mese di prova a progetto. Non potevo crederci! Dopo tanto spavento, dopo uno scampato dramma in cui ero stato io, per gioco, a ficcare tutti quelli che avevo a cuore a questo mondo, dopo aver messo a repentaglio la vita della mia metà, la persona che amo, lei, anziché sputarmi in un occhio ed andarsene, mi guarda dritta negli occhi e mi dice ‘Fallo. Cazzo, Fallo e Basta! Ti Amo’ .

E meno male che lei è sempre stata l’estensione della mia coscienza. Nell’arco di una vita, intendo quella dell’adulto, le trappole e le buche sono tante e di varia forma, non si finisce mai di scoprire quante! Non c’è mai stato, vi assicuro, un super-io guardiano di istinti ed impulsi più intransigente della mia coscienza. O, per dirla alla Platone, il mio guscio è una biga in balia dei venti. E c’è solo un possente ed imparziale auriga che può guidarla domando i due destrieri, bianco e nero, di eguale forza e fascino ma di segno opposto! E quell’auriga è, appunto, la mia coscienza. Anna riflette anche questo aspetto del mio essere. Che l’artista abbia il dono dell’empatia e sappia mimetizzarsi nella psiche altrui è un fatto. Ma che da questa peculiarità dipenda anche l’inclinazione all’omicidio, proprio non l’avrei mai immaginato! Forse lei lo aveva intuito,e, dato che mi ha sempre spinto a credere in me stesso, aveva deciso di incoraggiarmi a tirare fuori un’altra dote che ancora non sapevo di avere. Forse… O magari, più semplicemente, ne avevamo entrambi le palle piene di tenerci a freno razionalmente di fronte all’arroganza di tutti coloro che per mesi ci hanno presi per il culo promettendo mari e monti e comportandosi come se il loro lavoro fosse la manna scesa dal cielo a benedire noi poveri disgraziati, per cui un tipo di trattamento vale l’altro. Ma, durante il breve addestramento intensivo come Murder’s Satisfaction Manager, ho scoperto come far fronte in modo efficiente a tutto questo.

Poche e semplici regole caratterizzano questo mestiere, che la OtherSide Job non ha fatto altro che rendere professionale e tutelato. Primo, rinuncia definitiva ad ogni forma di lavoro precario. Secondo, mai lasciare in giro tracce della propria presenza, il buon manager sa che il suo è un ruolo di no traces office. Terzo, il mese di prova a progetto, che prevede contributi e copertura sanitaria, si conclude nel momento in cui porti a termine tutte le mission. E le mission sono i tuoi conti insoluti col precariato! La divisa del perfetto MSM, detto in sigla, è così composta: stivaletti gommati ignifughi ed antiscivolo neri; pantalaccio multitasca con cinturone modello elettricista contenente fino a trenta gadgets, ovviamente nero; dolcevita corazzata antiproiettile nera con sul petto la placca grigia col simbolo della società, ossia un teschio con in testa una cuffia col filo; guanti antiscivolo neri dotati di jack adattabili e penna USB estraibili dalle falangi; ed, infine, maschera corazzata anti urto con infrarossi e cuffie con collegamento satellitare, aperta sulla bocca e la mascella con la parte superiore del viso disegnata in rilievo, naturalmente nera…Ops, quasi dimenticavo! Perizoma-conchiglia anticalcio anti urto fatto con lo stesso materiale di maschera e corazza, e che addosso mi fa sembrare una specie di John Holmes! Quando ho avuto il permesso di portarmi la divisa a casa, devo dire che ha stuzzicato non poco la fantasia. Inoltre, ho ritrovato molta della motivazione perduta. Ogni giorno racconto col sorriso della mia giornata, della formazione, e del fatto che ora sento di avere un talento spendibile ed utile! Per non dire del fatto che la preparazione atletica necessaria sta tornendo il mio corpo come mai prima. OtherSide mi ha ridato fiducia. Ed anche la nostra vita intima è rifiorita! Adesso per noi, scopare è diventato in-coming & satisfaction bed office, distinto a sua volta in in-door sotto le coperte, ed out-door sopra. Ora c’è una frasetta, nel momento del pleasure contact, che fa impazzire entrambi ‘Estraiti dal packaging, e massimizza le tue prestazioni! Fai di me un costumer satisfied!’. Perso nell’umido tepore notturno dell’after satisfaction contact, poco prima di entrare sotto la doccia, mi guardo attorno nel muto sonno degli oggetti inanimati, pensando che sto uscendo da un sistema fatto di regole ed obiettivi semplicemente per abbracciarne un altro. Ma credo che l’uomo abbia bisogno di questo. Il talento è nulla senza uno scopo in cui incanalarlo, e poi mi piace, piace ad entrambi. Infatti, non passa molto che riesco a convincere anche Anna a mollare tutto e seguirmi. Mi avrebbe confessato poi quanto quell’esperienza di rapimento e la minaccia armata, il giorno del mio colloquio d’assunzione, le avessero fatto scattare qualcosa di perverso. Vedere in faccia la morte le aveva fatto riconsiderare tutto. Li per lì non sapeva cosa fosse, fino a che, una delle ultime volte che abbiamo fatto in-coming & satisfaction bed office out-door, ha distintamente compreso che quella emozione di brivido non era stata paura o panico, ma un vero e proprio orgasmo…Scusate, intendevo dire interior costumer satisfaction! Nuovi termini e nuove idee lavano via tracce di qualcosa che non c’è più in me, la coscienza? I freni inibitori? La paura? O magari la ragione stessa? Ormai non riusciamo a dire chi dei due abbia tirato in ballo l’altro, chi abbia istigato chi. Nella insensatezza almeno apparente di tutto questo, capisco che ancora una volta io e lei siamo una cosa sola. E ciò mi consola, mi da la cifra che anche stavolta si tratta di una cosa lecita, perfino normale! Ma è ora di cominciare. Si da inizio adesso alle mission, cioè i raid di rappresaglia personale contro il precariato. I superiori della OSJ  sono elastici e lungimiranti. Capiscono al volo che, essendo una coppia ed avendo avuto le stesse esperienze, formeremmo un vero dinamico duo, ed è proprio così che i colleghi ci soprannominano. Fico! Ed è come dinamico duo, che mettiamo a frutto la formazione imparando la tecnica di combattimento più difficile di tutte, quella per cui molti MSM  prima di noi hanno perso la vita: IL CALCIO INTERINALE! Il nome, naturalmente, prende spunto dal lavoro interinale, il cui concetto è quello di appaltare temporaneamente una forza lavoro da un’agenzia per il lavoro ad un dato ufficio o posto di lavoro. Il principio del CALCIO è identico: Un partner comincia a generare la potenza del calcio, ed in salto mortale, viene raggiunto dall’altro partner che si pone davanti a lui raccogliendo e potenziando la forza del calcio, che dunque egli prende temporaneamente in prestito, così da lanciarla sull’obiettivo addirittura triplicata! L’abilità consiste proprio nel prendere in appalto il calcio senza esserne colpito. E’ per tale ragione che tanti non sopravvivono. Io ed Anna invece, siamo dotati di quella che si chiama innata predisposizione interinale! Ora possiamo cominciare.

Raid Numero Uno, Gli Animatori. Appena andati a vivere insieme, io ed Anna avevamo trovato un annuncio di lavoro messo da una società Culturale in cerca di animatori teatrali per ragazzi. Per noi significava avere al primo colpo un lavoro pieno di soddisfazione attinente ai nostri studi. I due gestori del tutto, Gregg e Tedd, uno tarchiato l’altro spilungone, molto atteggiati a cool radical chique intellettualoidi ed un po’ snobbini, sfoggiano un curriculum e delle conoscenze nello spettacolo che sembrano non dappoco. Dopo un po’, riusciamo a venire a capo della verità. Il lavoro con i ragazzi sarebbe dovuto partire massimo entro un mese dalla formazione. Veniamo chiamati all’improvviso con la richiesta di svolgere una breve attività di recalling telefonico per riconfermare i clienti. Ok. Ma telefonata dopo telefonata, scopriamo che molti di loro non ne sanno nulla. Insomma, non ce n’è di lavoro in realtà, e noi due siamo i fessi che gli fanno le telefonate. Non solo, ma quando arriva il momento di fare una esposizione dimostrativa, ossia tipo quelle che si fanno per vendere il Folletto alle casalinghe, avremmo dovuto NOI scarrozzare i due signorini con la MIA macchina per un centinaio di chilometri da una parte all’altra della città e ritorno, senza nemmeno un rimborso benzina. Per non dire di quanto il misero rimborso offerto per un mese di vera e propria vendita telefonica, a fronte di affitto e bollette, fosse appunto MISERO. Quella fu l’ultima goccia. Ma io ho un’idea a questo punto. Perché ucciderli? Ci vuole una strategia diversa, che assuma il significato di un esempio. Ci vuole una sorta di contrappasso simbolico! Snob, falsi, imbroglioni, arroganti, sempre appiccicati l’uno all’altro e pure parecchio uterini. In breve, due rottinculo. Idea: di notte, io ed Anna, il dinamico duo, sgattaioliamo nell’appartamentino terzomondista e in perenne ristrutturazione dove Gregg e Tedd hanno l’ufficio e pure un piede a terre per vivere. Li troviamo infatti nello stesso lettone coperti, come vuole lo stereotipo, con un lenzuolino di raso nero. Li svegliamo con una secchiata d’acqua fredda e, riempiendoli dei peggiori e più irripetibili epiteti, li trasciniamo in bagno. Anna scava furiosa nei mobiletti, rinvenendo poi nell’armadietto dei medicinali la boccetta magica di vasellina che sapevamo di dover trovare da qualche parte li dentro. Quando Tedd lo spilungone tenta di reagire (forse la parte dell’uomo la fa lui di solito) allora io comincio a ruotare su me stesso, e subito Anna salta davanti a me con un doppio carpiato per infliggere al fellone un potente Calcio Interinale! Gregg, atterrito, si blocca. Subito riprendiamo da terra un Tedd col setto nasale sfasciato. E qui comincia la vera mission. Puntando una pistola alla tempia di Gregg, costringiamo Tedd a denudarsi e masturbarsi. Non gli si alza, è troppo terrorizzato. Allora ho un’idea. Costringo anche Gregg a spogliarsi e lo facciamo piegare a novanta gradi reclinandosi come un sacco di patate sul bracciolo di un divano. Per facilitare il compito di Tedd, gli comandiamo di spalmare la vasellina nel buco del culo di Gregg. Ed infatti ora si che gli viene duro! Prima di concludere, Anna scava tra i flaconi finché non trova il mastice. Nessuno dei due riesce a fiatare, ma sono entrambi grondanti di sudore ovunque. Quando noto che la mano scivolosa di Tedd non gli permette di cospargerselo a dovere di colla, comincio a riempirlo di scappellotti dietro la nuca, fino a fargli emettere un grido tipo pecora al macello. Nelle parti basse il mastice brucia da morire, lo so! Guidandolo con la pistola costantemente puntata sulla tempia, mi metto alle spalle di Tedd dicendogli ‘Avanti ora. Non devo spiegarti tutto. Lo sai benissimo da te come si fa no?’. Ed infatti, con tutto il terrore addosso, quel bastardo comincia a farsi largo col sesso turgido e pregno di quella schifezza gialla in mezzo alle chiappe del suo bello. Entrambi soffrono per il bruciore del mastice e le loro grida sembrano arrivare ovunque. Ma non c’è problema. Io ed Anna abbiamo tutta la notte. Gli mettiamo due fazzoletti bagnati in bocca. Lentamente, mentre noi due prendiamo a prestito la loro cucina per farci latte e caffè, i signorini sono incollati l’uno nell’altro. Altra idea. A Tedd tracanniamo con un imbuto almeno quattro litri d’acqua oligominerale, quella che stimola la diuresi. Ne hanno confezioni intere in casa, si vede che ci tengono alla linea. Infatti, non riesco a trovare da nessuna parte Nutella, biscotti, né un cazzo di dolce come si deve. Solo porcate macrobiotiche, e questo non posso tollerarlo! Allora le prendo, le frullo, ci aggiungo pepe, tanto pepe, e le caccio in bocca a Gregg, tutte! Poi, prima di andarcene, gli ficco in gola anche qualche goccia di Guttalax. Ciò che è avvenuto quando la diuresi di Tedd si è scontrata con l’effetto lassativo di Gregg, bé sta scritto nella pagina della cronaca cittadina!

Raid Numero Due, La Responsabile di JobNow. Ve ne ho parlato prima, ricordate? La stronza dell’agenzia per il lavoro che mi ha squadrato il curriculum con la faccia da vomito! Non è stato difficile pedinarla dall’ufficio fino a casa. Abita pure in una zona bene. Sta con i suoi, mi pare. Il sistema di irruzione notturna nell’abitazione è sempre lo stesso. Parlava bene lei, evidentemente messa dietro una scrivania ancora tanto pischelletta da un genitore facoltoso e ben inserito. Il contrappasso viene da se, è perfino troppo facile. Legata ed imbavagliata, io comincio a trasportarla di peso dal giardino verso l’esterno della cancellata, mentre Anna, ottima taccheggiatrice, fruga in camera sua cercando documenti, soldi e fotografie. La portiamo da un nostro collega, un tipo un po’ solitario e poco loquace, appassionato di congegni elettrici. Noi non vogliamo nemmeno sapere come mai lui ha tante conoscenze in materia. Fatto sta che gli portiamo la tipa e lui, in un’oretta, le fa un tale elettroshock da farle completamente scordare chi sia. Mi spiace un po’ perché vedendola in pigiama e con i capelli sciolti è pure carina. Ma la mission è la mission! Verso l’alba i suoi nuovi documenti sono pronti. La scarichiamo su un treno diretto fuori dal paese, con pochi soldi in tasca, i capelli rasati, abiti da barbona, e la memoria fottuta. Mi pare che anche la parlata si sia, come dire, incasinata dopo l’elettroterapia. Adesso si che deve cavarsela da sola!

Raid Numero Tre, La Selezionatrice Di Project People. Come già detto, per la PP c’era stato quel ridicolo colloquio di gruppo, con quell’assurda prova psico attitudinale che consisteva nello scegliere dieci oggetti su venti e metterli in ordine di priorità per sopravvivere nel deserto. Bene. Inutile stare a spiegare troppo nel dettaglio che siamo penetrati nel suo appartamento, e nottetempo l’abbiamo chiusa in un container che è stato caricato già all’alba su una nave diretta in Tanzania. Come avrebbe espresso la signorina le sue capacità di problem solving in mezzo alla giungla tra gli animali selvaggi, gli indigeni e le zecche? A proposito, le avevamo lasciato la borsa con gli stessi oggetti scritti sul foglio del nostro test d’ammissione; una borraccia d’acqua, una pila, una bussola, un taglierino, un kit di pronto soccorso, un fazzoletto di seta, un cocco, una confezione di cibo liofilizzato, un paracadute ed una scatola di fiammiferi. Bisognava essere equi e darle le stesse nostre opportunità. Ma pare non ci abbia fatto granché. Gran parte degli oggetti sono finiti come totem nelle mani di una tribù locale, mentre di lei è stata trovata solo una gamba in bocca ad un ghepardo.

Raid Numero Quattro, Una Questione Personale. Sia chiaro, io quelli della PP li odiavo, e considero gran parte di quelli che ci lavorano dei morti ambulanti. Ma alla fine li dentro ci stavo marcendo anch’io e so cosa vuol dire. Ciò che ha sempre distinto me ed Anna dagli altri MSM è la pietà. Noi infliggiamo dolore e punizioni esemplari, non uccidiamo e basta. Noi ricordiamo ancora bene cosa vuol dire essere precari, non lo vogliamo cancellare. Una politica rivoluzionaria per la nostra azienda, contro la quale però non si può dir nulla, dato che gli obiettivi raggiunti sono sempre alti, oltre gli standard consolidati fino a questo momento! Ed è per queste ragioni che ho convinto l’intero Team ad appoggiare il nostro Dinamico Duo nell’ultimo, strepitoso raid prima della nostra assunzione a tempo indeterminato. Tutti insieme siamo entrati di notte nella sede della Project People, e violando il database, siamo risaliti a tutte le aziende ancora da contattare. Poi, abbiamo stilato un elenco con tanto di orari prestabiliti per chiamare quelle stesse aziende il giorno dopo. A seguito di una ulteriore ricerca, abbiamo scoperto le abitazioni di tutti i principal manager  delle varie ditte in elenco. Ognuno di noi è poi andato a prendere in ostaggio la famiglia di ogni singolo dirigente. Tocco finale, su ogni postazione telefonica della PP abbiamo messo i nomi delle aziende, dei responsabili e gli orari in cui effettuare le chiamate per la vendita, divisi in vari gruppi per ogni singolo operatore. Il mattino successivo è passato alla storia come il record assoluto di contratti chiusi già al telefono, prima ancora di aspettare il contatto personale col consulente. Chissà come mai, tutti quei grandi capitani industriali erano estremamente ansiosi di chiudere le trattative, ed erano tutti così desiderosi di avere le nuove strepitose offerte telefoniche della SimPhonic, come se non ne avessero mai potuto fare a meno! Tutti i manager hanno riabbracciato i propri cari incolumi, e la Project People s’è presa una delle più grosse inculate della sua storia, dovendo pagare gli incentivi più alti mai raggiunti da un call center. Compreso lo stipendio base, le paghe di quel mese sono arrivate a circa tremila euro a persona, nette! E di questi, ben mille pro capite erano piovuti nelle tasche di quei ragazzi solo Quel Giorno! Ed ora i compensi erano diventati così elevati che neppure quegli squali hanno potuto pagare subito. Ma subito, invece, sono arrivati i feroci picchetti degli operatori telefonici, i quali, avendo mobilitato anche i media, hanno strappato all’azienda i tremila a testa più un indennizzo di altri mille, sempre ciascuno ovviamente. Non ne sono certo, ma credo che la PP stia per essere venduta ai russi, che hanno deciso di rilevarla prima che dichiari fallimento. Il mese più incredibile della nostra vita. Penso che ci faranno impiegati dell’anno.

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Una Risposta a “MURDER’S SATISFACTION MANAGER-OMICIDA A PROGETTO”

  1. Hendra Dice:

    nice post

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