E così presi la tua mano acerba di lacrime e passioni taciute e sferzate dal vento
E così drogai il tuo vino di promesse per ubriacarmene, assetato di cose che non puoi dire
Aprii le tue gambe per conoscerne la forza, e comporre nuove sinfonìe per incantare ai miei occhi la tua passione, fummo schiavi e padroni di un Dio pagano
E fummo l’eclissi dei nostri stessi sensi e spiriti, danzanti su un ritmo di ingiurie e tenerezze
Porsi a te il sangue che scorreva tra le mie parole, così carico di ’se’, e tu ne facesti fiele per ogni insinuazione che bussava alla porta, ma a noi non importava
Se le mie braccia stringevano, i tuoi fianchi tremavano, e potevo carezzare il tuo capo stanco e folto come fosse parte del mio stesso petto, mentre ti potevi perdere nel mio battito che scandiva il tuo nome
Sfoglio le pagine per me, come tu puoi fare per te, e ci accorgiamo che tra i due libri, non un aggettivo, una sola virgola è mai cambiata in quelle memorie!
Io per te e tu per me, due monadi, due mine vaganti che possono ancora esplodere e risplendere nel cielo come frammenti di diamanti erranti che un tempo indicarono il nord ai viandanti, ed ora calano ai tramonti alcalini e cremisi, portando una sottile nota di verde speranza
Stregati, affascinati, atterriti ed infiammati come cavalieri pronti ad espugnare forzieri di ardori e parole mai concluse, cime mai raggiunte, che altri dopo di noi potranno seguire cercando le nostre orme ancora calde
La scena del delitto, e nessun colpevole, mia donna, vestale di spergiuri mai negati, che la tua parola rifletta la mia colpa ed il tuo pianto rispecchi la mia menzogna mai celata e così sia ancora!
Nessuno più potrà cogliermi alle spalle, né per colpirmi, né per consolarmi
Nessuno più potrà prostrami per avvincere quell’Ego ancora non parco del suo miele
Nessuno più potrà prostrarsi per sedurre alle catene quel cuore ancora non parco di fango, mani, lacrime e ciliege
Nessun giardino potrà dare più quegli stessi frutti, e che il palato ne perda la memoria se, arreso al tempo che sgombra e logora e può seppellire ogni cosa per sempre, morirà di fame cercandoli in vano. Non più, Woman, No.
Gioia agli sposi, ali per i bambini che giocano in spiaggia, e per noi naufraghi, un altro approdo, un eterno ritorno, lontano e vicino, realmente irreale, ancora nostro
Ancora una nozza pagana, ancora un pugnale, a me il fianco, a te il sangue, a noi un giaciglio muto, Woman.
Aprile 14, 2007 alle 7:56 pm |
Non ho parole, le hai prese tutte tu e come sempre mi lasci senza…. non si può scrivere altro su cose provate e già così ben immortalate.
Aprile 27, 2007 alle 1:47 pm |
Ciao fabio,nn ce la faccio a leggere tutto.e troppo lungo!arrivo al terzo rigo e mollo!!cm stai??merda x domani!!Anche a jenny!fate belle cs.bella la poesia xo nn l ho letta tutta.nn ce la faccio!! è troppo lunga.sei in gamba grattino!!smack.