specchio

Aprile 30, 2007

Esci di qui, non respirare sul fuoco che potrebbe accecarti,

Toccami ancora una volta, e queste mani non saranno responsabili del tesoro che porti in grembo

Hai disapprovato i miei gesti, ed io non ti risponderò, perché le mie accuse riflettono le tue, e così sia

Smetti di bussare a questa porta, lascia in valigia i tuoi desideri, esprimine uno soltanto

Questa notte il sultano busserà alla tua porta carico di miele ed ordini da impartire

Tocca la mia schiena e graffiala di verità, lascia poi che ogni ferita sia asciughi al sale acre di ciò che non vorrei sentire,

Fallo, ed io lascerò che la mia lingua laceri le tue parole, e che mai più da allora le tue parole formino domande assordanti per sapere ciò che già conosci

Il Verbo nei fianchi, da me non avrai altro Dio, puoi amarlo o rinnegarlo

L’eloquenza nel tacere, da noi nessuno caverà nulla di più, e per stasera saranno i soli diamanti nel buio bagliore dell’oblio

Il coltello che affonda dentro di te, nella carne al chiarore di tenebra e nell’anima al rifiorire del giorno, col sorriso sulle labbra, con una mano a lisciare i capelli e l’altra a perforare l’anima, potrai mai perdonarmi?

Chiesi il tuo nome a chi conosceva tutto tranne le cose più ovvie, chiesi ai ciechi col dito puntato, ma ne ricavai solo arroganza vuota di senso

Allora cercai un senso, e smisi quando nei deserti delle nostre promesse incrociai le mani e dormi supino alla ghiaccia, svegliandomi dolente nell’oceano delle migliori intenzioni piene solo di se stesse

E così, con la pelle troppo ruvida di verità che neanche la tua amorevole mano può far tornare fertile per nuove vite, capii che i mari non lambiscono le rive finché il pescatore non atterrirà in ginocchio per ottenere la sua parte, e che a cercare negli abbissi più gelidi e soffocanti, in basso, infine, ritroverai comunque deserto

E così accorto a non cadere sotto il peso delle piogge che trascinano, non chiesi più il tuo nome, ascoltai solo silenzio, perché fosse esso soltanto a suggerire nuove preghiere,

Ma la fede non cade tra le mani a rimescolar la sabbia, la fede è coriacea, la fede è un’amante, amorevole puttana, che ti allatta ai suoi seni grandi, ma potrà chiederti di seguirla oltre l’abisso, e tu avrai ancora fame del suo latte

E così non chiedere, non parlare, non bussare a quelle porte, resta, taci di nuovo

E così accogli risposte incompiute, prendi il rischio di non dare il tuo grembo

Celane il segreto, oltre il deserto ed i mari più alti, arroventa la lama

Trafiggimi, e se vuoi, lascia la stanza, e non chiederò nulla altro, non più

Perché le lacrime sul tuo giovane viso odoroso e fruttato,

Sono solo lo specchio dei demoni del mio volto turpe ed invecchiato, specchio

Specchio delle oscure brame…Chi ha eclissato questo reame?


Per Una Persona Sempre Speciale

Aprile 14, 2007

E così presi la tua mano acerba di lacrime e passioni taciute e sferzate dal vento

E così drogai il tuo vino di promesse per ubriacarmene, assetato di cose che non puoi dire

Aprii le tue gambe per conoscerne la forza, e comporre nuove sinfonìe per incantare ai miei occhi la tua passione, fummo schiavi e padroni di un Dio pagano

E fummo l’eclissi dei nostri stessi sensi e spiriti, danzanti su un ritmo di ingiurie e tenerezze

Porsi a te il sangue che scorreva tra le mie parole, così carico di ’se’, e tu ne facesti fiele per ogni insinuazione che bussava alla porta, ma a noi non importava

Se le mie braccia stringevano, i tuoi fianchi tremavano, e potevo carezzare il tuo capo stanco e folto come fosse parte del mio stesso petto, mentre ti potevi perdere nel mio battito che scandiva il tuo nome

Sfoglio le pagine per me, come tu puoi fare per te, e ci accorgiamo che tra i due libri, non un aggettivo, una sola virgola è mai cambiata in quelle memorie!

Io per te e tu per me, due monadi, due mine vaganti che possono ancora esplodere e risplendere nel cielo come frammenti di diamanti erranti che un tempo indicarono il nord ai viandanti, ed ora calano ai tramonti alcalini e cremisi, portando una sottile nota di verde speranza

Stregati, affascinati, atterriti ed infiammati come cavalieri pronti ad espugnare forzieri di ardori e parole mai concluse, cime mai raggiunte, che altri dopo di noi potranno seguire cercando le nostre orme ancora calde

La scena del delitto, e nessun colpevole, mia donna, vestale di spergiuri mai negati, che la tua parola rifletta la mia colpa ed il tuo pianto rispecchi la mia menzogna mai celata e così sia ancora!

Nessuno più potrà cogliermi alle spalle, né per colpirmi, né per consolarmi

Nessuno più potrà prostrami per avvincere quell’Ego ancora non parco del suo miele

Nessuno più potrà prostrarsi per sedurre alle catene quel cuore ancora non parco di fango, mani, lacrime e ciliege

Nessun giardino potrà dare più quegli stessi frutti, e che il palato ne perda la memoria se, arreso al tempo che sgombra e logora e può seppellire ogni cosa per sempre, morirà di fame cercandoli in vano. Non più, Woman, No.

Gioia agli sposi, ali per i bambini che giocano in spiaggia, e per noi naufraghi, un altro approdo, un eterno ritorno, lontano e vicino, realmente irreale, ancora nostro

Ancora una nozza pagana, ancora un pugnale, a me il fianco, a te il sangue, a noi un giaciglio muto, Woman.


Frammenti

Aprile 13, 2007

Per l’ennesima volta, stavo riguardando e riascoltando il DVD tratto dal concerto di Milano degli U2 a San Siro del 21 luglio 2005…Ascoltavo e guardavo col cuore, inondato da quelle sensazioni, da quegli odori e da quelle immagini che hanno fatto del 2005 il mio ‘Punto Zero’, anno che ha incrociato principi, sviluppi, e termini di tante cose importanti della mia vita; riguardando scorrere il concerto(il secondo della mia vita dopo quello di Sting nel 2000 a Montesarchio, provincia di Benevento), come al solito mi sono ritrovato a concentrare tutti i miei undici decimi di vista da falco verso quel primo anello dello stadio(esattamente la parte del primo anello che quella sera affacciava dal lato del palco ‘occupato’ da The Edge) ogni volta che veniva minimamente inquadrato. Squadravo in quella direzione, cercando ancora una volta di ritrovare quattro piccole sagome; la mia, a torso nudo, con berrettino mimetico ‘bonoide’ e in totale abbandono estatico, quella di colei che per due anni è stata la persona più importante della mia vita, la mia musa, quella del più altruista, dolce e ‘rockeggiante’ amico che abbia mai avuto e quella della sua ‘dark-davidbowiesca’ amica. Eravamo lì dalla sera prima, ospiti di carissimi amici milanesi, i quattro della spedizione u2…Per me, che per motivi personali saltai la data del 18 settembre 1997 a Roma del PopMart Tour, e poi, per ragioni di lavoro, quella del 21 luglio 2001 a Torino dell’Elevation Tour, si trattava di una questione vitale essere lì, quella sera. Un sogno divenuto FINALMENTE realtà! Alleluja!!! Quasi tre ore di musica, storia della musica, politica, passione, lacrime(quelle che mi sgorgavano a fiumi durante ‘Miss Sarajevo’ che Bono, cantando anche la parte originale di Pavarotti in Italiano, ha dedicato alle vittime dell’attentato alla metropolitana di Londra, avvenuto solo una settimana prima, cui, solo tre giorni dopo lo show, sarebbe seguito quello a Sharm’El Sheik) …Ma soprattutto, durante un’estemporanea ed imprevista gita nel cuore della città assolata(e fuori programma, dato che avevamo in mente di raggiungere lo stadio nella tarda mattinata!), eccoci ammutoliti ed increduli, davanti all’affollato ingresso del prestigioso Hotel della galleria di fronte al Duomo, dove vediamo uscire sereni, felici, luminosi, rilassati e bellissimi, Bono e The Edge…!!! Chi era li(Confermerà poi ‘lucignolo’ la sera dopo su Italia Uno) sa bene che non erano sosia depistanti, ma proprio loro due! Le due menti degli U2, i Lennon-McCartney della nostra generazione!!! Dopo quella giornata, forse, avrei potuto morire in pace! Era, in fondo, un sogno divenuto reale, ed un altro dei tanti meravigliosi momenti vissuti con la mia ‘Musa’, l’oggetto dei miei pensieri romantici, della mia fantasia scrittoria, del mio eros, della mai disperazione, delle mie scoperte su chi sono e come posso essere, delle mie sconfitte e delle mie debolezze fino ad allora sconosciute, delle mie risate. Quel giorno, era stata una tappa di quel bellissimo e terribile grande viaggio di vita ed amore con lei, che prorpio nel primo anno, nel 2005(data ufficiale di questo ’start up’ era in realtà sabato 18 dicembre 2004) ha avuto i suoi momenti più belli; l’estate in quel piccolo paradiso chiamato Sorrento,e poi nella pace dell’Umbria, e prima ancora, prima anche di Milano, il viaggio a fine aprile, per festeggiare entrambi i nostri compleanni, nella splendida Londra! Londra, un luogo tra Europa ed America, una storia a se, un ombellico del Mondo, tra New York ed il rigore tradizionalista del Nord Europa, ma con tanta libertà ed irriverenza. Londra che, tra il ‘Benny Hill Show’, ed il rock’nroll di David Bowie e Led Zeppelin, Beatles e Who che ha sempre amato mio padre, è stata sempre dentro di me, parte del mio sentire, che forse spiega il mio amore per certa musica, ma anche per l’ironia, il senso di riservatezza, lo slancio verso il teatro e tutto ciò che è creatività, la serenità e l’apertura nell’incontrare realtà diverse. E poi, cosa altrettanto fondamentale che mi lega all’idea di Londra, l’imenso amore che ho dall’adolescenza, e che a sua volta è ormai legato anche ai ricordi del liceo, nei confornti dei Queen e di ciò che nell’arte e nello spettacolo, e nel costume, ha rappresentato quel sensibile, istrionico, geniale, sconsiderato, coraggioso esteta di nome Freddie Mercury! Con lui non c’è storia per nessuno, mai! E dunque quel viaggio, il fatto di averlo condiviso con la mia Musa, e di essere approdato come al culmine di un peregrinaggio davanti alla villa di High street Kensighton in cui Mercury ha vissuto gli ultimi anni e dove si è poi spento,45enne, a causa dell’AIDS, è stata per me la chiusura del cerchio, ed il momento(da quando ho, malvolentieri, rimesso piede in Italia!) in cui si è accesa la fiamma della scrittura!…E poi anche il dolore, distante e vicino al tempo stesso, per il fatto che un male talmente potente come l’AIDS abbia potuto stroncare in così prematura età una persona tanto grandiosa e talentuosa; forse anche grazie a lui, ed all’impegno tanto strenuo di Bono degli ultimi anni(che non ha mancato di sottolineare anche durante lo show di Milano) , ho cominciato a riflettere su quanto sia importante per un artista essere presente nel proprio tempo, e capace di lanciare spunti di riflessione. Questo vuol dire che in qualche modo sono anch’io parte di quella generazione che se non è cresciuta col Live Aid(il concerto mondiale per l’Etiopia organizzato a Londra il 13 luglio 1985,e dove proprio U2 e Queen fecero la parte dei leoni!) di certo è venuta su con quel mito. Ebbene, il 2005 mi ha regalato anche questo; già perché come tutti ricorderete, il 2 luglio, in occasione del vertice del G8 a Glasgow, il mondo del rock si è nuovamente riunito per il seguito del Live Aid…Un brivido per me, soprattutto perché l’apertura(da Hyde Park, quel grande, storico e meraviglioso parco londinese dove ero stato solo tre mesi prima!) era affidata proprio agli U2…Un’esibizione adrenalinica che, anche se seguita dalla TV, fu per me trepidante e commovente, rafforzata anche dalla consapevolezza che solo 19 giorni dopo li avrei visti e sentiti da molto vicino! E poi, a dare ancora più vigore e calore all’idea di sentirmi parte di qualcosa di forte, di grande, di concreto, ambizioso, creativo, c’era soprattutto che il 2005 è stato l’anno, pieno ed esaltante, in cui è partita la splendida avventura della mai, nostra, compagnia teatrale; sette persone talentuose, giovani, determinate, fantasiose, divertenti, diverse tra loro, unite, ambiziose, coscienziose, piene…I Palconauti!….Vorrei che quell’anno potesse ripetersi…Anche solo un giorno, ma quell’anno non c’è più.


Dove?

Aprile 12, 2007

Dove sono stato tutto questo tempo, lontano dal web, o comunque dal blog? Non ho perso la lingua lunga, la convinzione, la presunzione, l’egocentrismo, il narcisismo o l’idealismo di stare attento a certi argomenti, ma…Esistono sempre dei ‘ma’ che conducono la nostra vita, o anche soltanto il nostro pensiero su di un binario differente, inatteso, magari capace di gettare nuova luce.No, tranquilli, non sono stato colpito da nessuna foglorazione mistica, sono sempre qui…Ma, ecco ci ritorno a quella particella grammaticale che può cambiare tutto o nulla; Ma, a volte bisogna fermarsi, smettere per un pò di guardare verso l’esterno e tornare dentro di se, rituffarsi in acque spesso torbide, in certi casi, credetemi, imperbie.E quando ci si barcamena in quel tipo di acque, bisogna staccare qualcosa, smettere di sovraccaricare cuore e mente, e, perdonate l’espressione contraddittoria, prendersi la responsabilità di lasciarsi andare al momento, di cercare di diventare leggeri.Forse così si può andare in fondo ai propri demoni e decidere se scendervi a patti o scacciarli. Ma forse è già sbagliato sforzarsi di cercarla la legerezza. Quanto può essere difficile esternare fino in fondo i propri dolori più nascosti?Non ne ho idea, ma vorrei chiedervi una cosa; perché non provate ad aiutarmi? Scrivete dei versi, poesie, lasciatevi andare…proviamo ad interpretarci a vicenda, da qualche parte bisogna pur cominciare perciò…

In Silenzio 

 

I migliori di noi si volteranno via in silenzio, chiedendosi quando saranno impressi sul marmo eternoI più saggi di noi taceranno alla soglia seminando speranze, lasciando potenziali idee per un futuro più fieroI più avveduti di noi terranno in braccio figli che mai conosceranno, parlando loro tra le risate per regalare sogni di realtà da migliorare 

Potrai dunque tendere una mano, perché nessuna idea può essere più grande di qualcunoPotrai allora sorseggiare istanti di tè e frumento caldo, perché uno sbaglio può diventare il seme di ciò che non ti aspettavi 

In milioni tra noi aspireranno a quella condizione, Madre Terra porta segni che valicano i Kenion e i Deserti secolari,  ghiaccia e in un soffio di calore porta acqua dove i campi hanno smesso di guardare oltre se stessi! 

I maggiori di noi arriveranno solo a metà di questo viaggio, contemplando le rose alla rugiada d’aurora come i primi uomini sulla Terra, come se quei profumi che spandono in ogni dove siano i primi del Creato! 

Potrai dunque contemplare un quadro dove firmamenti e tramonti greci si incontrano con la marea inarrestabile d’un diamante di prati ed edera fresca, perché quando i contorni si sfocano e la distanza aumenta è tutto quanto più chiaro! 

Potrai allora saccheggiare tesori e odalische soavi di voluttà come il derviscio affamato di balli del cuore che macchia l’esistenza di colori d’acqua forte e carica di densità, perché quando potrai arrenderti all’immutabile avrai trovato la tua forza! 

I  migliori di noi racconteranno storie aspettando che qualcuno glielo chieda, fingendo di non ricordare d’aver ripetuto quella storia mille volteI più saggi di noi sapranno che la più grande saggezza è tenere il capo chino sui libri del Nuovo per esserne sempre curiosi, vispi, ma in silenzioI più avveduti di noi sapranno quando avvedersi e quando lasciare la prudenza agli sciocchi, perché non sempre guardare oltre vuol dire liberarsi dalle paure che ci affliggono come ombre nell’antro! 

Ti prego, se sarò mai uno di loro, lascia che la mia candela arda luminosa ma discreta fino a che la cera della mia anima non sia tutta disciolta e l’ultimo spicciolo sia entrato tintinnando nel silenzio della navata chiaroscura 

Ti prego, afferra per me questi affanni e queste paure di cose mai fatte e regalale a chi potrà fare di meglio! 

E così, seppur mai potrei ammetterlo, bagnami con il tuo pianto come fossi pianta da innaffiare, perché
la Misericordia potrebbe fermarsi su pietre e marmi, eppure, per il vagito di un bambino, potrà farsi carne e tenerezza come te che mi racconti l’ultima favola del Mondo!
 

Prego, e scrivendo a notte fonda mi sorprendo, raccolto con me stesso, solo io, anima, sangue, parole, punti e virgole, ed ancora cuore, punto e a capo… 

Prego, per me, gli occhi, e le vite, e le idee che presumo di sapere intimamente e in cui mi fingo e mi confesso, col calice traboccante di pietà, ancora sangue, promesse e presunzione, da donare ancora! 

Prego, stanco eppure così lucido, guardando l’Universo e cercandone la grandezza e la via di guarigione, pur sapendo che lo zoppo troverà la via sbattendo contro i muri, fino a che smetterà di poggiarsi sul bastone pieno di lagnanze come se da quel legno di sostegno debba un dì crescere un ramoscello d’autocommiserazione infruttuosa! 

Prego, nel silenzio d’assenzio, semplicemente tacendo senza supporre di sapere, che se io e tu e la moltitudine tutta ognun per se sappiamo, cosa mai sappiamo, che non sian più verità? E dove, se c’è,
La Verità?
 

Prego, che quell’ultima agonizzante idea mi sveli ciò che penso, quanto mai è importata più la risposta della Vera Domanda? 

Lasciami tra le mani questo, e come i migliori di noi, anch’io lascerò altri ad affannarsi su questi fardelli, mentre alla soglia starò steso su di un prato ad osservare ciò che solo vedevo…Come i migliori di noi, si! In silenzio