Esci di qui, non respirare sul fuoco che potrebbe accecarti,
Toccami ancora una volta, e queste mani non saranno responsabili del tesoro che porti in grembo
Hai disapprovato i miei gesti, ed io non ti risponderò, perché le mie accuse riflettono le tue, e così sia
Smetti di bussare a questa porta, lascia in valigia i tuoi desideri, esprimine uno soltanto
Questa notte il sultano busserà alla tua porta carico di miele ed ordini da impartire
Tocca la mia schiena e graffiala di verità, lascia poi che ogni ferita sia asciughi al sale acre di ciò che non vorrei sentire,
Fallo, ed io lascerò che la mia lingua laceri le tue parole, e che mai più da allora le tue parole formino domande assordanti per sapere ciò che già conosci
Il Verbo nei fianchi, da me non avrai altro Dio, puoi amarlo o rinnegarlo
L’eloquenza nel tacere, da noi nessuno caverà nulla di più, e per stasera saranno i soli diamanti nel buio bagliore dell’oblio
Il coltello che affonda dentro di te, nella carne al chiarore di tenebra e nell’anima al rifiorire del giorno, col sorriso sulle labbra, con una mano a lisciare i capelli e l’altra a perforare l’anima, potrai mai perdonarmi?
Chiesi il tuo nome a chi conosceva tutto tranne le cose più ovvie, chiesi ai ciechi col dito puntato, ma ne ricavai solo arroganza vuota di senso
Allora cercai un senso, e smisi quando nei deserti delle nostre promesse incrociai le mani e dormi supino alla ghiaccia, svegliandomi dolente nell’oceano delle migliori intenzioni piene solo di se stesse
E così, con la pelle troppo ruvida di verità che neanche la tua amorevole mano può far tornare fertile per nuove vite, capii che i mari non lambiscono le rive finché il pescatore non atterrirà in ginocchio per ottenere la sua parte, e che a cercare negli abbissi più gelidi e soffocanti, in basso, infine, ritroverai comunque deserto
E così accorto a non cadere sotto il peso delle piogge che trascinano, non chiesi più il tuo nome, ascoltai solo silenzio, perché fosse esso soltanto a suggerire nuove preghiere,
Ma la fede non cade tra le mani a rimescolar la sabbia, la fede è coriacea, la fede è un’amante, amorevole puttana, che ti allatta ai suoi seni grandi, ma potrà chiederti di seguirla oltre l’abisso, e tu avrai ancora fame del suo latte
E così non chiedere, non parlare, non bussare a quelle porte, resta, taci di nuovo
E così accogli risposte incompiute, prendi il rischio di non dare il tuo grembo
Celane il segreto, oltre il deserto ed i mari più alti, arroventa la lama
Trafiggimi, e se vuoi, lascia la stanza, e non chiederò nulla altro, non più
Perché le lacrime sul tuo giovane viso odoroso e fruttato,
Sono solo lo specchio dei demoni del mio volto turpe ed invecchiato, specchio
Specchio delle oscure brame…Chi ha eclissato questo reame?
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Pubblicato da fabionauta
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