In Silenzio

Febbraio 26, 2007

I migliori di noi si volteranno via in silenzio, chiedendosi quando saranno impressi sul marmo eterno
I più saggi di noi taceranno alla soglia seminando speranze, lasciando potenziali idee per un futuro più fiero
I più avveduti di noi terranno in braccio figli che mai conosceranno, parlando loro tra le risate per regalare sogni di realtà da migliorare

Potrai dunque tendere una mano, perché nessuna idea può essere più grande di qualcuno
Potrai allora sorseggiare istanti di tè e frumento caldo, perché uno sbaglio può diventare il seme di ciò che non ti aspettavi

In milioni tra noi aspireranno a quella condizione, Madre Terra porta segni che valicano i Kenion e i Deserti secolari,  ghiaccia e in un soffio di calore porta acqua dove i campi hanno smesso di guardare oltre se stessi!

I maggiori di noi arriveranno solo a metà di questo viaggio, contemplando le rose alla rugiada d’aurora come i primi uomini sulla Terra, come se quei profumi che spandono in ogni dove siano i primi del Creato!

Potrai dunque contemplare un quadro dove firmamenti e tramonti greci si incontrano con la marea inarrestabile d’un diamante di prati ed edera fresca, perché quando i contorni si sfocano e la distanza aumenta è tutto quanto più chiaro!

Potrai allora saccheggiare tesori e odalische soavi di voluttà come il derviscio affamato di balli del cuore che macchia l’esistenza di colori d’acqua forte e carica di densità, perché quando potrai arrenderti all’immutabile avrai trovato la tua forza!

I  migliori di noi racconteranno storie aspettando che qualcuno glielo chieda, fingendo di non ricordare d’aver ripetuto quella storia mille volte
I più saggi di noi sapranno che la più grande saggezza è tenere il capo chino sui libri del Nuovo per esserne sempre curiosi, vispi, ma in silenzio
I più avveduti di noi sapranno quando avvedersi e quando lasciare la prudenza agli sciocchi, perché non sempre guardare oltre vuol dire liberarsi dalle paure che ci affliggono come ombre nell’antro!

Ti prego, se sarò mai uno di loro, lascia che la mia candela arda luminosa ma discreta fino a che la cera della mia anima non sia tutta disciolta e l’ultimo spicciolo sia entrato tintinnando nel silenzio della navata chiaroscura

Ti prego, afferra per me questi affanni e queste paure di cose mai fatte e regalale a chi potrà fare di meglio!

E così, seppur mai potrei ammetterlo, bagnami con il tuo pianto come fossi pianta da innaffiare, perché la Misericordia potrebbe fermarsi su pietre e marmi, eppure, per il vagito di un bambino, potrà farsi carne e tenerezza come te che mi racconti l’ultima favola del Mondo!

Prego, e scrivendo a notte fonda mi sorprendo, raccolto con me stesso, solo io, anima, sangue, parole, punti e virgole, ed ancora cuore, punto e a capo…

Prego, per me, gli occhi, e le vite, e le idee che presumo di sapere intimamente e in cui mi fingo e mi confesso, col calice traboccante di pietà, ancora sangue, promesse e presunzione, da donare ancora!

Prego, stanco eppure così lucido, guardando l’Universo e cercandone la grandezza e la via di guarigione, pur sapendo che lo zoppo troverà la via sbattendo contro i muri, fino a che smetterà di poggiarsi sul bastone pieno di lagnanze come se da quel legno di sostegno debba un dì crescere un ramoscello d’autocommiserazione infruttuosa!

Prego, nel silenzio d’assenzio, semplicemente tacendo senza supporre di sapere, che se io e tu e la moltitudine tutta ognun per se sappiamo, cosa mai sappiamo, che non sian più verità? E dove, se c’è, La Verità?

Prego, che quell’ultima agonizzante idea mi sveli ciò che penso, quanto mai è importata più la risposta della Vera Domanda?

Lasciami tra le mani questo, e come i migliori di noi, anch’io lascerò altri ad affannarsi su questi fardelli, mentre alla soglia starò steso su di un prato ad osservare ciò che solo vedevo…Come i migliori di noi, si! In silenzio

( Che qualcuno la legga sul pulpito quando di

me resteranno solo queste parole scritte)


Niente Di Speciale

Febbraio 26, 2007

Niente di speciale. Sale e mare nelle mie notti insonni
Niente di speciale. Aceto e vento sulle ferite aperte
Niente di speciale. Le mie braccia aperte ai colpi di cannoni

A te offro il mio dolente seno contro valli deserte
Non ho ceduto a lenzuola mai dette senza sapere
Non ho raccolto promesse per non mantenerle

E se nel buio soffierai ancora io correrò
E se del mondo perderai la ragione io per te la cercherò

Senza cedere al dubbio e perdere i tuoi istanti
Senza vivere in ombre di rimorso affogandoti nei pianti
Senza donarti il mio letto di inutili e menzogneri manti

I tuoi passi facevano male dentro il grembo
Ma mai ci fu il rimpianto di curare ogni tuo lembo
Le tue piccole manine mi parlavano già allora di nuovi nomi e risate di stupore
I tuoi fortissimi vagiti mi tenevano già allora su rovi di timori a gridare di dolore

Niente di speciale. Anche in ginocchio lo farei e rifarei ancora
Niente di speciale. Prendendo poco spazio hai riempito la mia vita
Niente di speciale. Osservando come te ciò che già so hai riaperto questi occhi
Niente di speciale. Immaginandoti a imparare ho appreso colori e forme nuove
Niente di speciale. Seguendo te a carponi mi son’ lasciata perdere in stanze tanto grandi

Non hai bisogno di chiederlo, non hai bisogno di scuse
Puoi trafiggermi d’amore e amore ti restituirò
Se poi qualche rimpianto velerà il tuo desiderio io ancora ti placherò
E te lo ridirò, per lasciarti al tuo cammino, che non è stato niente di speciale

( Per Lorenzo…)


Valige Di Cartone

Febbraio 26, 2007

Amore mio, ti posso conservare tra questi pochi panni per vincere l’inverno
Amore mio, ti posso scrivere tra queste poche righe che non so leggere per tenerti nel mio sterno
Amore mio, ti posso respirare in questa morsa tra ammalati e Oceano per non crollare mai  in questo inferno

Riponiti con cura nelle speranze e nel desiderio di stringere ancora il mio petto
Riponiti davvero nelle lande e nel lavoro in Terra nuova sapendo che io t’aspetto
Riponimi nell’anima con un figlio in questi sogni che ci sostenga attaccati ad un bastone
Quando rinasceremo fieri d’un antico nome riguardando con orgoglio queste valige di cartone

Soffia vento, soffia quieto su di lei dall’altra parte di questa sponda di dolore
Sbotta, sbotta dentro contro l’ingiustizia ricordando l’insegnamento dell’onore
Smonta, smonta presto ogni sospetto di chi teme la tua stirpe e parla senza amore
Amore mio…

Riponimi con gioia oltre la morte che solo il corpo chiude via
Riparami in quest’ora dalla pioggia per sapere che sapore ha andare via
Ridammi la miseria per non scordare più cos’è che lascio sulla via
Ridestami al candore d’una casa fatta di calcina, lacrime e risate per rider anche della cenere e del carbone
Quando ci addormenteremo fieri di continuare il nostro nome conservando con orgoglio queste nostre valige di cartone

( Per i Rifugiati…Di ogni luogo e tempo)


Favole di Fango

Febbraio 26, 2007

Madre, madre stanca, perché puoi dissetarmi senza chiedere un sorriso?
Madre, madre forte, come puoi stendere i tuoi palmi e darmi ali per restare?
Ladre, ladre stanche di miseria solo perché i figli voi possiate qui sfamare

Raccontami nelle stelle che brillano più di questi razzi
Fingimi un pashà che con te si perde negli arazzi

Che la tua voce delicata possa sempre regalarmi fate e gnomi che ballano il tuo tango
Eleganti come te, madre mia che non si arrende, e che nell’afa voli sempre a me la tua favola di fango

Madre, perché i miei castelli di carta non scavano pozzi per vincere la sete?
Madre, perché i tuoi aquiloni di promesse raggiungono le arie e spezzano la rete?
Padre, se hai ancora tempo per noi tra le messe, fa che Natale non sia solo un Abete

Raccomandami alle stelle che brillano più che questi avanzi
Cingimi da shà che per te disperde via quei razzi

Che la tua foce mendicata possa sempre regalare arte e nomi che beffano ogni rango
Elevati più di me, madre mia che non ti avvedi, e che nell’ora io voli via in eterno con questa favola di fango

( Per Madri e Figli che non sentono più favole)


Novembre

Febbraio 26, 2007

Nuvole gonfie che eruttano dolore sul mio capo stanco
Maree sollevate da un Poseidone che vuol capire e che si stacca dal branco
Cieli tersi d’argento e candido amaranto pronti a colpire come un cecchino franco

Mai più scorderò il tuo volto vinto alla menzogna e sgretolato dal suo monte di distanza
Mai più potrei giurare di condurre questo vuoto pieno di rimpianto fino a quella stessa stanza

Climi distesi in attesa del più aspro temporale, narici leste a fiutare ogni gemito nel pianto
Lenzuola troppo tenui per velare il tuo amaro girovagare, radici meste per frugare nel mio segreto vanto
Valige troppo piene da ignorare questo tuo voler negare, fenici deste a rinascere alle lacrime che canto

Mai più uscirò da quella stanza come ancor fosse Novembre
Mai più girerò la mandata senza ancor sentire il grido nelle vene
Mai più ti dirò com’è andata senza sentire il fuoco nelle membra

Puoi ancora indossare la tua acqua di colonia e colonizzare il mio tempio
Puoi ancora guidarmi con la tua voce calda e riscaldare il mio dolore empio
Puoi ancora sorridere e sparire e riapparire come se mai ci fosse stato scempio

Riuscirai ancora ad augurarti che mi auguri un orgoglio di rigoglio senza perdermi nei danni
Riuscirò ancora ad augurarmi di raggiungerti contro l’orologio e con pochi dei miei orgogli senza perdermi mai più  in quei miei bui diciott’anni

( Per Me Stesso…)