Kite, dal termine inglese che vuol dire aquilone…una parola piena di speranza, romantica…io mi chiamo Fabio, sono un attore di teatro, vivo a Napoli e faccio parte della compagnia teatrale I Palconauti, scrivo(sperando di trovare presto pubblicazione), e ho deciso di fare il passo del blog(e di scendere a patti con la tecnologia moderna che mi è ostile…o viceversa!) anche per farmi conoscere in un modo, con un media, la cui importanza è oramai innegabile…Kite è anche il titolo di una canzone degli U2, per i quali, come per tutto il rock, ho una grande passione, e magari loro, o l’impegno di Bono, potrebbero essere qui oggetto di discussione e scambio di commenti…Molto altro di me potete capirlo (o chiederlo lasciando un commento), leggendo alcune poesie che ho scelto di inserire qui, forse le più personali…Alla fine, se sei una persona che sceglie un lavoro come il mio, lo fai per due motivi fondamentali: raggiungere, scrivendo o interpretando, ciò che non hai, ed esporti…Il mio cuore, la mia faccia, la mia pelle, il mio occhio sul mondo, sono qui, a disposizione di tutti, a volte lancerò io un argomento, altre volte può farlo qualcuno di voi…Vediamo dove questo aquilone può volare, e quanto alto…Perciò accendete il cervello e soffiateci dentro i vostri pensieri! Vi aspetto in tanti!
Febbraio 28, 2007 alle 10:45 pm |
Auguri, auguri, auguri per la nascita del tuo personalissimo web-space!
Non potevo mancare a questa speciale “inaugurazione” e lasciare la prima traccia del mio passaggio qui, ricambiando il favore…
Aspetto di leggere tanti e tanti articoli in perfetto stile “Fabionauta”, e tu sai perfettamente cosa intendo!
In bocca al lupo e a presto.
Francesco
Marzo 1, 2007 alle 1:55 am |
complimenti e ben venuto nel mondo magico del blog,anche se non è impegnato politicamente e socialmente come quello di kikko è lo stesso apprezzabile
Marzo 1, 2007 alle 12:26 pm |
Rispondo ai due commenti di inaugurazione del blog…E chi altri se non Luca e Francesco, vi aspettavo ragazzi grazie!
Un argomento per cominciare viene suggerito, ovviamente, dagli eventi recenti: Il Governo, impietosamente crollato sotto i colpi delle sue frange più estreme e disilluse da una parte, e del malcontento popolare dall’altra, ottiene una risicata fiducia dal senato, e ormai è certo, anche dalla camera. Un paio di domandine per voi: oramai ideali che potevano andare bene dal secondo dopoguerra fino alla caduta del muro di Berlino ed alla fine dei regimi sovietici è inutile stare a riesumarli; la realtà pratica della politica, che si manifesta nell’economia, micro e macro, delle imprese e della quotidiana sopravvivenza, non fa che smentirli. Ma in ogni cosa esiste un limite di buon senso. Dove sta la vera falla del nostro sistema? Forse nel bipolarismo che continua a contrapporre una destra ed una sinistra che si distinguono tra loro in ben poche cose, senza una valida alternaiva centrale, fatta, quest’ultima, sempre più chiaramente da fazioni che dirottano(e frodano) voti anche consistenti verso quella o quest’altra ala politica, ricattando chiunque per ottenere le benedette poltrone(mastella docet)? O il problema più grave risiede nella mancanza di una riforma parlamentare che A) renda eleggibili dal popolo anche i senatori, B) elimini i tanti, troppi partitini che in realtà da se non rappresentano nulla e spostano voti per chiunque o contro chiunque, fregandosene della responsabilità morale ed ideologica dei loro stessi elettori? Ultima domanda; tra la poco dignitosa richiesta di una risicata fiducia ai ’saggi anziani’ che rendono il nostro senato il più geriatrico del mondo(e che, ricordate, hanno silurato per primi col non voto, che in senato vuol dire voto contrario, il governo sull’allargamento della base NATO di Vicenza), ed invece l’alternativa, forse assennata, di un governo tecnico alla Maccanico in attesa di riformare il sistema elettorale e far riorganizzare in modo più serio le varie coalizioni,cosa avreste scelto? Pensateci bene, e molto liberamente, si accettano anche altre soluzioni. Vi aspetto!
Marzo 1, 2007 alle 11:11 pm |
Carissimo Fabio,
che dire a proposito di quanto hai scritto…
Detesto la politica e me ne sono sempre costantemente disinteressato, forse sbagliando, chissà. Resta il fatto che non ho mai capito nulla di fazioni, colori e ideologie varie, semplicemente perché non credo neanche un pò nei politici e nei buoni propositi di chi ci governa. Per natura ho sempre pensato che là dove ci sono soldi ed interessi, automaticamente ci sono anche marcio e lerciume. Spero che accadimenti futuri e anni a venire mi smentiscano; spero vivamente di sbagliarmi e sarò pronto in qualsiasi momento a rivedere le mie idee e, perché no, a candidarmi “for President”! ;o)
A presto…
Marzo 2, 2007 alle 12:38 am |
Caro Fabio,
anche tu hai un blog, che bello così potrai far conoscere a molti i tuoi pensieri profondi, ti auguro una marea di contatti, almeno i caproni che girano in rete hanno un blog dove imparare delle cose…capisci a me!!!
Ciao
Nunzio
Marzo 2, 2007 alle 1:14 pm |
Grazie caro Nunzio, e torno a ripetere quanto mi sia dispiaciuto che si sia creata una falla di incomprensioni nel gruppo ultimamente, ma ripeto, preferisco che mi guidi la rabbia nel rendermi conto che siamo migliori di un momento di sconforto, piuttosto che cedere all’apatìa e lasciar scorrere tutto.Io vedo oltre, anche se non so dire bene cosa, ma lo vedo, e con la presenza di tutti quanti quelli sono ora in corsa.In bocca al lupo anche a te, la tua esperienza può davvero risultare un faro nella giungla dello spettacolo per molti ragazzi, e in generale nel, consentimi il gioco di parole, Far Web.Ci terremo presto in contatto…Ogni tanto bisogna arrendersi ai progressi della telecomunicazione…Baci Grandi!
Marzo 2, 2007 alle 1:37 pm |
Caro Ciccio, in attesa della tua candidatura, e ringraziandoti della tua risposta, ti dico che purtroppo è molto, troppo vero, quello che dici.Infatti io stesso ho detto che oramai rispolverare vecchie ideologie non ha più molto senso oggi.Ma è anche vero, ripeto,che accettare in maniera endemica e scontata una tale situazione, rinunciare a prestarvi attenzione o a dire la propria, da solo il colpo di grazia.Purtroppo, amico mio, la politica non si può considerare solo una lotta di poltrone, favoritismi, nepotismi, e discussioni di palazzo lontane dalla strada.Ciò che accade li influisce sulle grandi imprese che determinano, con i loro fatturati e le loro relazioni d’affari, il benessere o meno del paese, ma ha impatto anche sulle infrastrutture in cui viviamo la nostra quotidianità, sulla loro efficienza o meno, e infine, ancora più sottopelle, ha effetto anche sulla nostra spesa quotidiana, quello che in gergo politico si chiama ‘il paniere’ dei cittadini, e dunque sulla nostra capacità di far fronte alle spese di sussistenza, creare famiglie, prendersi responsabilità da adulti produttivi per la comunità(o meno), decidere(o meno) del proprio destino…Sebbene io abbia(sai dopo quanto!) accettato i frutti migliori del progresso(internet in primis) non vuol dire che ho smesso di pensare con la mia testa o di stare bene attento col giudizio quando recepisco informazioni dall’esterno. Ma soprattutto, non mi arrendo all’idea che qualche ipotetico salvatore venga a toglierci, scusate il termine, ‘la merda dal culo’ come si fa con i neonati.Il ventunesimo secolo può essere ricordato come il secolo delle contraddizioni; grande progresso, e sempre meno persone disposte a prendersi responsabilità e ad essere consapevoli.Quando anche i ventenni che hanno fatto gli anni ‘60 e ‘70 saranno in pensione, questo mondo a chi viene affidato?Si, certo, non sono tutti vidioti per fortuna, ma forse sono troppo pochi. E’ facile parlare male della politica e dei politici, come fossero entità astratte, la colpa è anche nostra; se certa gente s’è presa i nostri voti e si arroga il diritto di decidere del nostro destino usando, quelli che infondo, sono i nostri soldi, quelli che diventano tasse, è anche colpa nostra, della nostra distrazione, Noi per primi glielo abbiamo permesso.E non giustifico più nenache coloro che ci cadono per ingenuità idealistica, non sto qui a dire loro con una mano sulla spalla ’si hai ragione, ci hanno ingannato, hanno tradito i nostri ideali’.No, non ci si può più permettere tanta ingenuità. E’ l’epoca del progresso scentifico e della globalizzazione, del compromesso di mercato? Bene, anzicché combatere piaghe nuove con vecchi mezzi(scaduti), usiamo ‘Il Mostro’ a nostro vantaggio, a vantaggio di tutti; dei disoccupati o di tutti coloro che hanno la responsabilità di una famiglia da mantenere o vorrebbero formarne una, delle categorie discriminate, degli extracomunitari che hanno seriamente intenzione di integrarsi, dei malati che hanno diritto comunque e sempre almeno all’assistenza di base, dei minori oggetto di violenze e a rischio, perché siano loro a diventare il patrimonio umano del futuro…Perché stiamo ancora a chiederci se tutto non possa essere ridistribuito davvero per tutti? A Questo punto della storia sono domande da superare, scuse! E penso infine, caro Francesco, ma non mi rivolgo solo a te ovviamente, che chi fa un mestiere di comunicazione come il nostro, abbia almeno in parte il dovere morale di porre queste questioni.Anche il teatro può diventare, come diceva Socrate, specchio della società in mutamento e dei suoi problemi, tutta l’arte lo è, e l’arte è comunicazione.Queste per me sono certezze, e vorrei raggiungere chi le condivide, vorrei che anche noi, I Palconauti, trovassimo l’attenzione giusta e le risorse per mettere in piedi un progetto come questo, e sò che ci arriveremo, non ho nemmeno cominciato a lottare per questo.Quindi, finché sono vostro collega, mettetevi l’anima in pace; qualcuno che non teme l’imbarazzo…Non poteva capitarvi di peggio!
Marzo 2, 2007 alle 2:05 pm |
Concordo pienamente: il teatro è anche ideologia, lanciare un messaggio, dare un insegnamento e, talvolta, non può prescindere dall’essere anche “politico”. Mi sono chiesto in più di un’occasione se, fino ad oggi, i Palconauti avessero dato vita a qualcosa di sfacciatamente politico. Forse lo abbiamo fatto e non ce ne siamo neppure resi conto… Probabilmente quando abbiamo deciso di dar voce a tutte le minoranze della società, travestiti e malati di mente compresi, portando in scena quel bellissimo spettacolo che è “Festa a mmare”; oppure decidendo di raccontare la Shoah. Chissà se qualche nostro spettatore lo avrà pensato o meno.
Ad ogni modo, c’è un grande Maestro che ci insegna quanto il teatro possa essere politico e, per questo, pericoloso: Dario Fò. E, spesso, i suoi testi e le sue denunce non sono rimaste prive di conseguenze e ritorsioni personali ai danni dello stesso attore e della sua storica partner Franca Rame.
Quel che è certo è che abbiamo dalla nostra una grande arma: l’arte. Non resta che capire quale sia, oggi, il modo migliore per usarla.
Marzo 2, 2007 alle 3:56 pm |
Ora sembrerà uno scambio di melliflue gentilezze, ma sono pienamente daccordo con tutto quello che hai scritto, caro Francesco. Si, credo proprio che nelle cose fatte da noi che hai giustamente citato abbiamo centrato quel tipo di obiettivo, ma sò che l’esperienza e la crescita di credibilità ci daranno agio di fare ancora questo e molto di più in merito al giusto carattere politico che la compagnia può dare a se stessa. Le idee sono come il talento; imprigionate dentro chi viene colpito dall’ispirazione, non hanno ragione di essere, devono correre il rischio di scontrarsi col resto del mondo;il vero nemico della consapevolezza è l’apatìa, non la polemica, o l’idea di farsi dei nemici o di creare imbarazzo.Meglio farsi prendere in giro perché si ha il coraggio di un’idea, piuttosto che non averne;le idee sono talento.Ti aspetto anche sul versante poesie, attendo commenti e domande anche li.Ciao cari!